LE VERE CAUSE DELL’EMIGRAZIONE AFRICANA: Sierra Leone, lo strano affare dei diamanti

“ Un diamante è per sempre”, recita il famoso slogan della De Beers, il grande monopolista di queste pietre preziose nel mondo.
Per gli africani questo è maledettamente vero.
Cosa è un diamante? Carbonio puro. Cioè l’elemento base della vita sul nostro pianeta. E, sorpresa, incredibilmente abbondante. Fino al 17° secolo la gran parte di queste pietre veniva da alcune zone dell’India e del Borneo. Poi nel 1867 se ne trovarono in Sudafrica e cominciarono i guai. Fu in Sudafrica, infatti, che si scoprì che di diamanti in giro ce ne erano tanti. Non solo quelli sfruttati fino ad allora, di natura alluvionale, ma anche quelli dei camini diamantiferi. Bastava scavare e se ne trovavano a quantità. Una società riuscì pian piano ad assicurarsi la quasi interezza della produzione, la De Beers guidata da Cecil Rhodes.
Nel 1889 Rhodes raggiunse un accordo con un potente consorzio diamantifero di Londra per l’acquisto periodico di una quantità fissa di diamanti ad un prezzo precedentemente pattuito; con questo sistema si raggiunse la sicurezza di mantenere regolare la produzione e controllarne il prezzo. L’accordo si dimostrò essere un ottimo affare perché consentì di mantenere alti i prezzi, e quindi i profitti, anche in momenti di crisi: infatti nel 1891-1892 la produzione in eccesso veniva ridotta e semplicemente accantonata in attesa di tempi migliori. L’unica preoccupazione della compagnia era la possibile scoperta di nuove miniere, cosa che avrebbe infranto il monopolio consolidato della De Beers.
La Seconda guerra boera fu una grande minaccia per la De Beers: la città di Kimberley fu presa d’assedio dai coloni olandesi e lo stesso Rhodes, che aveva finanziato un colpo di stato contro di loro, dovette adoperarsi tramite pressioni sul governo britannico per uscire da una situazione che minacciava pericolosamente i maggiori interessi dell’azienda. Rhodes mise a disposizione dei difensori delle città tutti gli armamenti e le munizioni di cui disponeva, oltre alle materie prime per costruire nuove armi nei cantieri della miniera. I coloni olandesi furono sconfitti e nei fatti sterminati. Rhodes divenne tanto potente da dare il nome a un nuovo paese, colonia britannica, la Rhodesia che governò con l’ausilio di milizie private.
Alla morte di Rhodes, avvenuta nel 1902, la De Beers deteneva il 100% della produzione sudafricana e il 90% della produzione mondiale di diamanti. Restava aperto il problema di possibili nuove miniere di diamanti. Le ricerche dei tecnici della De Beers erano approdate alla consapevolezza che tanti paesi africani potevano divenire potenziali concorrenti. Una rete di accordi e di trame spaventose, misteriosicolpi di stato e sanguinose guerre civili, permisero di fatto alla De Beers di dominare l’intero mercato della produzione diamantifera africana. Casseforti grandi come palazzi si riempirono dei diamanti in eccesso e sul mercato continuarono ad arrivare solo le quantità necessarie a mantenere invariato, e alto, il prezzo di questa pietra preziosa. Una grande, e sanguinosa, truffa a detta di molti.
Anche in Sierra Leone emersero giacimenti di diamanti. Sia alluvionali che da miniera. Anche la Sierra Leone conobbe gli orrori dei colpi di stato e della guerra civile.
Attualmente se sono un cittadino della Sierra Leone ho ben poco da essere allegro per il fatto di vivere in un paese grande produttore di diamanti.
A parte aver vissuto per un decennio in preda ad una sanguinosa guerra civile, le regole del gioco sono davvero strane.
Nessun sierraleonese può cercare diamanti. Finirebbe dritto dritto in galera. Occorre una licenza da minatore che costa più di 500 dollari. Mettiamo pure che sollecitando tutti i parenti un cittadino riesca a mettere insieme questa cifra. Comincia a cercare. Smuove tonnellate di terreno e infine ne trova uno. Può venderlo? No, assolutamente no. Per farlo ha bisogno di una nuova licenza, quella da venditore. Più di 5.000 dollari. Poniamo pure il caso che ce la faccia a raggranellare questa cifra, a chi può vendere un diamante in Sierra Leone? A parte una rete di compratori che lavorano per grosse società, De Beers in testa, e pagano una miseria, ben pochi in Sierra Leone possono permettersi il lusso di un diamante. Il cittadino sierraleonese se vuole guadagnar qualcosa, oltre a recuperare le spese, deve cercare un acquirente straniero. Vietato. Per vendere all’estero serve una terza licenza, quella da esportatore. Fine dei giochi. Il controllo del mercato è assicurato a De Beers & co.
Chi ha voluto questa legislazione capestro? Che domande. Ovviamente la De Beers.
Quanto paga De Beers per le sue attività in Sierra Leone? Un misero 3% del valore delle pietre che porta via. Ovviamente di quelle grezze, visto che in Sierra Leone non si permette il taglio. E le pietre grezze valgono almeno dieci volte meno di quelle tagliate e pronte per la vendita.
Così un paese potenzialmente ricchissimo resta invece poverissimo e senza prospettive di futuro. Un paese da cui fuggire.

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