L’Eritrea ai primi posti per il numero di giornalisti in carcere. Italia e Europa finanziano il dittatore

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L’Eritrea è uno degli Stati dove si rischia di più a pubblicare notizie “non gradite” al Governo. Un rischio che non di rado si traduce in lunghi anni di galera.

Il regime di Isaias Afewerki risulta infatti al quinto nel mondo per il numero di giornalisti fatti sparire nel buio di una prigione: almeno 16, quasi tutti detenuti ormai da molti anni. Ce ne sono di più, dietro le sbarre, soltanto in Cina (48), in Turchia (47), in Egitto e in Arabia Saudita (26 ciascuno).

Ma nel Corno d’Africa e nell’Africa subsahariana l’Eritrea è ampiamente in testa, seguita da Camerun (7), Uganda e Burundi (4). E’ quanto emerge da un nuovo dossier della Commissione internazionale per la tutela dei giornalisti (Cpj), lo stesso organismo che nell’inchiesta sulla libertà di stampa, pubblicata nel settembre scorso, ha collocato l’Eritrea all’ultimo posto assoluto.

La firma della pace con l’Etiopia è stata da più parti indicata come una “svolta” che avrebbe avviato il paese alla democrazia e, dunque, anche a ripristinare una stampa libera e indipendente. E’ passato un anno e mezzo, ma non è cambiato nulla: l’unica “fonte di informazioni” è ancora la Tv di Stato, l’accesso a internet resta pressoché impossibile e, soprattutto, non uno solo dei giornalisti in carcere è stato liberato.

Il presidente etiopico Abiy Ahmed, ritirando il premio Nobel per la pace a Oslo, ha dichiarato di voler condividere quel riconoscimento con Isaias Afewerki, “la cui volontà, il cui impegno e la cui determinazione – ha specificato – sono stati decisivi per porre fine a vent’anni di guerra tra i nostri due paesi”. Alla luce di quanto sta accadendo in Eritrea, non ultimo il quadro descritto dalla Cpj, c’è da chiedersi su cosa si basi questa ennesima apertura di credito di Abiy nei confronti di Afewerki. Come possa ritenere, cioè, che un riconoscimento quale il Nobel per la pace possa essere accostato anche solo per un momento al nome di un dittatore come Afewerki.

A meno che Abiy non ritenga che la libertà e la democrazia non siano – come invece sono – i fondamenti stessi della pace. A meno che, anzi, non ritenga che la libertà e la democrazia con la pace non c’entrino per niente.

di ERITREA DEMOCRATICA
#eritrea #eritreademocratica #yiakil #migranti

 

In nome della lotta al terrorismo e di quella all’immigrazione illegale Italia e Europa finanziano il regime eritreo. Grandi gruppi finanziari e industriali italiani ci fanno affari

raiawadunia

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