Lettera a mia figlia nei giorni dell’esame di maturità

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Ci siamo, oggi tocca a te.

Ieri, a un certo punto, in preda all’ansia mi hai detto: dimmi qualcosa. Sapevo cosa ti aspettavi, volevi che trovassi delle parole acqua di lago per te. È che, a volte, le parole mancano o non hai la certezza che siano quelle giuste. E allora, visto che non riesco a dormire, ti scrivo.

Ce lo siamo dette da sempre che il voto con cui uscirai da questi cinque anni non avrà poi così valore, non per me. So chi sei e lo sapevo prima.

Conta la persona che sei diventata e cosa hai imparato. Ciò che porterai con te.

Hai imparato che non basta applicarsi per raggiungere degli obiettivi, a volte, le cose non si capiscono e bisogna accettare di non avere il controllo su tutto. La tenacia, invece, quella resta.

Hai imparato che ognuno di noi ha un bagaglio a mano, una storia che si porta dietro più o meno pesante, bisogna conoscerla ma anche saperla superare con coraggio.

Hai imparato che esistono ancora i privilegi, lo hai capito quando ti sei accorta che nel tuo liceo non c’erano ragazzi di colore, la sera prima era morto in mare un bambino con una una pagella cucita nella tasca o quando hai saputo che le femmine non potevano far parte della tifoseria della squadra della tua scuola in quanto femmine.

Hai imparato che la competizione non fa per te, ma che puoi e devi aspirare nell’esistenza ad avere un posto, non importa quale, conta, invece, il modo in cui ci sei arrivata. Nessuna scorciatoia o furbizia, anche questo ci siamo dette.

Uno vale uno, anche questo ci siamo dette.

Hai imparato che la fatica è parte della bellezza, e domani quando uscirai per l’ultima volta da quel portone, saprai che la felicità che proverai non potrà essere scissa da tutta la fatica che hai fatto per arrivare fino a lì.

Hai capito che la scuola la fanno le persone, ciò che ti rimarrà non saranno le versioni di greco su cui ti sei spezzata la schiena, senza peraltro capirci molto, ma le parole della tua professoressa quando ti ha detto che devi sempre guardare lontano.

Ha ragione bambina mia, devi guardare lontano. Oltre quel portone, oltre l’oggi, oltre ciò che gli altri penseranno di te, oltre l’amore che ti è mancato, gli errori fatti, perché ti capiterà di fare scelte sbagliate nella vita e la differenza starà solo nel modo con cui saprai farci i conti.

Non ti scrivo che sei una forza, un portento, che li stenderai tutti, non è ciò che mi interessa perché la prova di oggi, come tutte le altre che affronterai, non sarà in relazione a nessun altro se non a te stessa.

Vorrei solo dirti che la tua fragilità è la mia, e se saprai amarla ti indicherà il passo da tenere. Non negarla mai, lei è una delle parti più belle di te.

Oltre quel portone, quell’oggi, questa maturità ci sei tu, le tue aspirazioni, la tua voglia di stare bene e di essere una ragazza libera e felice.

Ecco, tesoro, che nessuno limiti il tuo viaggio o abbassi il tiro solo perché sei nata femmina, che nessuno lo interrompa, mantieni il tuo sguardo dritto verso gli obiettivi che ti sei proposta e fai degli aggiustamenti se ti accorgi che non facevano per te, perché può succedere. Tornare indietro è quasi sempre possibile.

Io e te lo sappiamo che l’oggi non vale più di ieri e non varrà più di domani. Sarà la conta dei giorni, l’attenzione agli altri, ai diritti di uguaglianza, a fare della tua vita qualcosa di prezioso.

Guarda lontano bambina mia, oltre quel portone, quel liceo, quella strada, oltre le mie parole, il colore della pelle, il sesso, la religione, gli orientamenti, guarda sempre le persone. Ma, soprattutto, guarda verso di te, lì risiedono tutte le risposte.

E, quando ti perderai, quella sarà l’unica direzione da seguire con ostinazione.

Ci siamo, oggi tocca a te.

Oltre quel portone ci sarò io.

Tua madre.

Penny ( Cinzia Pennati SOS DONNE BLOG )

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