LETTERA AGLI ITALIANI DI UNA MAMMA AFRICANA

Cari italiani,

sono la mamma di Joseph un ragazzo di 18 anni della Repubblica Democratica del Congo.
Vi scrivo perché non ho sue notizie da tempo e temo sia in pericolo. Spero non sia morto in Libia o attraversando il vostro mare. Prego che non sia su quella nave rifiutata da tutti…
L’ ultima volta che l’ho sentito era in una prigione libica. Piangeva, era disperato. “ Mamma, perdonami, ma fa qualcosa…Aiutami! Mi ammazzano!”, mi ha implorato. Poi una voce terribile mi ha detto di inviare al più presto 2.000 dollari se volevo che Joseph continuasse a vivere. Io quei soldi non li ho…Non ho niente, davvero niente…
So che siete voi italiani a chiedere di trattenere i nostri ragazzi e e le nostre ragazze in Libia. Che addirittura pagate perché questo avvenga. Ma lo sapete cosa accade in Libia? Siete d’accordo con ciò che fanno al mio ragazzo?
Il mio Joseph è un bravo figliolo e ha sempre sofferto. Noi viviamo nel Kiwu. E’ una bellissima regione del nostro paese con un grande lago. Le albe e i tramonti su quello specchio d’acqua raccontano della grandezza del creato, della sua infinita bellezza. Non per noi…
Il mio ragazzo sarebbe rimasto volentieri qui. La sua casa è qui. Ma gliel’hanno rubata. Mille volte.
Aveva sette anni, solo sette piccolissimi anni, quando ha visto uccidere suo padre davanti ai suoi occhi. E poi violentare me, sua madre e la sua povera sorella. Un gruppo di uomini armati è arrivato di notte. Ha ucciso, ha stuprato, ha rubato e bruciato tutto e ha costretto tutto il mio villaggio a lavorare per loro. Nel mio paese non c’è una fabbrica di armi. Neanche una. Nel mio paese invece, specie nel Kivu, ci sono tante pietre per le quali tanti uomini sono divenuti belve. Hanno nomi strani queste pietre, coltan, cassiterite, rutilio. Per noi sono solo pietre. Per le aziende del mondo intero, del vostro mondo, sono più che l’oro. E da noi per queste maledette pietre si muore, si vive nel terrore. Ogni giorno…Ogni notte….
So che voi celebrate, giustamente, il giorno della memoria. Ricordate l’orrore dello sterminio degli ebrei. Quello che accade da noi è la stessa cosa. E i nostri morti sono oramai più di dieci milioni. Ma nessuno ne parla…
Joseph, il mio povero Joseph, ha dovuto lavorare per quegli assassini. Un pezzo di pane, un sorso di acqua sporca e tante frustate. Ogni giorno, per due lunghissimi anni. Sua sorella, stanca degli stupri quotidiani, un giorno si è impiccata. Siamo rimasti soli….
Poi sono andati via…
Abbiamo gioito per un attimo. Un attimo solo. Sono arrivati i soldati del governo e hanno fatto festa anche loro. Hanno rubato, ucciso, violentato. Poi sono venuti altri uomini armati…poi un’altra volta quelli del governo…Poi…Io e il mio Joseph sappiamo cosa sia l’inferno. Ci abbiamo vissuto. Ci viviamo.
E stato per questo che Joseph ha deciso di andar via e di cercare lavoro in Europa. Voleva un po’ di pace.
“ Mamma ti manderò un po’ di soldi ogni mese. Te li meriti. Questa miseria finirà. Te lo prometto. Non piangere…”. E una mattina mi ha abbracciato e è andato via. …
Cari italiani, il mio Joseph non vuole darvi fastidio. Vuole solo lavorare. Il mio Joseph è come i vostri figli, ma solo tanto povero. Per studiare lo faceva di notte, dopo il lavoro cui lo obbligavano. Alla luce di una candela, povera come lui…
Vi prego, non vogliategli del male. Proteggetelo….Aiutatelo a tornare a casa, se proprio non lo volete da voi. Aiutate tutte le nostre ragazze e i nostri ragazzi a restare qui a casa loro.
Arrabbiatevi con quelli che armano l’orrore di questa guerra infinita per un pugno di terra e di pietre. Prendetevela con chi arma i tanti eserciti che uccidono per portarle via.
Fermateli e Joseph tornerà a casa.

 

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2 Responses

  1. Vladimiro Rinaldi ha detto:

    L’ esere umano é una bestia

  2. Michele ha detto:

    Impressionante questa lettera, ma dove l’avete trovata? Perché mi sembra che non sia riportata da nessun altro sito.

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