Liberia: George Weah e il mistero dei cento milioni scomparsi

16 miliardi di dollari liberiani, l’equivalente di 100 milioni di dollari americani, sono spariti nel nulla. L’ex presidente Sirleaf li aveva fatti stampare all’estero ed erano arrivati nel porto di Monrovia, a bordo di un container di cui si sono perse le tracce.
Un quotidiano locale ha portato alla luce lo scandaloso affaire e da allora il clima nel piccolo paese dell’Africa Occidentale è divenuto rovente.
Immediatamente portavoce del nuovo presidente, George Weah, hanno scaricato ogni responsabilità sulla ex presidente Sirleaf, il cui figliolo si è visto ritirare il passaporto. Weah ha provato a rassicurare la sua gente giurando che ogni sforzo verrà fatto per recuperare il maltolto che rappresenta il 5% del budget a disposizione di un paese in cui gran parte della popolazione sopravvive con appena un dollaro al giorno.
Le sue promesse, però, non sono riuscite a calmare gli animi.
La Sirleaf ha infatti denunciato che il container contenente i 100 milioni è arrivato a marzo quando Weah e i suoi erano al governo già da due mesi e che quindi erano loro a esserne responsabili.

E’ nata una campagna popolare, ” Vogliamo che i nostri soldi siano restituiti”, che da giorni invade le strade della capitale incurante delle non troppo velate minacce dell’esecutivo. I suoi leader anzi annunciano nuove manifestazioni e lanciano pesanti sospetti sul governo dell’ex calciatore del Milan.
“Non ci fermeremo. Il nostro scopo è quello di informare il mondo intero che in questi primi sei mesi di governo Weah, abbiamo visto personaggi di spicco del governo acquisire costose proprietà nelle zone residenziali più importanti della capitale”.
La popolarità di Weah è in forte calo. Aveva promesso lotta senza quartiere alla corruzione e importanti riforme. Quello che si è visto è esattamente il contrario.
Molti media, soprattutto italiani, avevano osannato, con evidente leggerezza, l’ex calciatore raccontandolo come un giovane povero che arrivava al potere in nome dei poveri. Weah ora  rischia di essere defenestrato da una rivolta popolare che potrebbe riportare il paese agli anni bui della guerra civile.
Weah, a gennaio, ha vinto le elezioni, battendo il candidato proposto dalla Sirleaf, facendo un’alleanza con la moglie di Charles Taylor, l’ex dittatore che ha insanguinato per un decennio il paese e quelli limitrofi coinvolti in una orrenda guerra civile di cui era il massimo protagonista. Per esser certo della vittoria, poi, il beniamino di Arcore ha voluto la moglie di Taylor come vicepresidente e ha fatto patti con uno spietato signore della guerra, Prince Johnson.
La Liberia, paese poverissimo, ha grandi risorse ed è paese chiave per il controllo del Golfo di Guinea sotto le cui acque c’è un immenso giacimento di petrolio.
Quel pozzo senza fondo di energia fa gola a molte potenze. Gli Stati Uniti da sempre mantengono il controllo del paese. Ad ogni costo, anche fomentando guerre civili e colpi di stato.
La Sirleaf era il loro candidato e l’hanno imposta al paese nonostante la Commissione Giustizia e Verità, che doveva valutare i crimini commessi negli anni della guerra civile e i loro responsabili, avesse posto il suo nome tra quelli dei maggiorenti liberiani responsabili della tragedia chiedendone l’allontanamento da ogni funzione pubblica. In piena campagna elettorale per la sua seconda rielezione, poi, una manina interessata le aveva spianato la strada con il conferimento, a dir poco controverso, del Nobel per la pace.

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