Libia: la nuova possibile guerra alle porte di casa nostra

L’avanzata verso ovest continua: le forze dell’Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar proseguono l’offensiva verso Tripoli, sede del governo libico di Sarraj, riconosciuto dalla comunità internazionale. Raid aerei si sono abbattuti a 50 chilometri dalla capitale contro la città di Zawiya, e alcuni testimoni riferiscono al Libya Observer che ci sono morti e feriti. L’urgenza di Sarraj di rispondere militarmente si fa sempre più pressante: l’accordo siglato con Erdogan il 27 novembre prevede anche un’intesa sull’eventuale invio di militari in caso di escalation. Il momento sembra sia arrivato: Erdogan, che ha detto di avere ricevuto da Tripoli la richiesta di truppe, spiana la strada a un intervento militare diretto e già l’8 o il 9 gennaio conta sul via libera all’operazione da parte del Parlamento di Ankara. Per giustificare questo intervento, la Turchia fa valere che il governo di unità nazionale libico è riconosciuto dall’Onu, mentre il maresciallo Haftar non ha alcuna legittimità internazionale nonostante benefici dell’aiuto di alcuni Paesi. L’intesa firmata a fine novembre da Tripoli e Ankara prevede anche un accordo di delimitazione marittima che consente alla Turchia di valere dei diritti su vaste zone nel Mediterraneo orientale ricche di idrocarburi, a grande danno di Grecia, Egitto, Cipro e Israele.

 

Lo scenario – Un dispiegamento di soldati turchi sul terreno potrebbe aggravare il conflitto libico, che è alimentato da potenze regionali rivali e dilania il Paese dalla caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011. E quella che si configura nel paese nordafricano è sempre più una guerra per procura, dove a combattere arrivano potenze straniere. Come in Siria. La Turchia è pronta a sostenere Sarraj, che ha anche chiesto aiuto militare all’Europa – Italia compresa -, vincolata all’embargo. E anche il Qatar è un altro alleato del governo di Tripoli. Dall’altra parte, Haftar può contare sull’appoggio dei mercenari russi della Wagner (giù impiegati in Siria e nel Donbass), oltre ad Egitto ed Emirati arabi. In più, nei giorni scorsi, il Guardian ha anche scritto di miliziani sudanesi in arrivo per combattere al suo fianco, per recuperare risorse e denaro (anche col traffico di esseri umani) e tornare poi a combattere nel loro Paese. “Mi chiedo cosa facciano in Libia e a quale titolo questi 5mila sudanesi e 2mila altri della compagnia russa Wagner vi si trovino”, aveva detto Erdogan mercoledì, dando così ulteriore credito a informazioni di stampa sulla presenza di mercenari russi in Libia, smentita da Mosca.

 

“Se cade Tripoli, cadono anche Tunisia e Algeria” – Il ministro dell’Interno del governo di accordo nazionale (Gna), Fathi Bashagha, ha ribadito che la Libia ha un governo legittimo riconosciuto a livello internazionale ed è l’unico organo autorizzato a rappresentare il Paese nella comunità internazionale. In una conferenza stampa, Bashagha ha dichiarato che la Libia, la Tunisia, la Turchia e l’Algeria si impegneranno in enormi sforzi di cooperazione nei prossimi giorni, precisando che sarà un’alleanza che mira a servire e proteggere persone e Paesi. “Ci sono alcune parti oppressive che hanno cercato di impadronirsi del potere con la forza in Libia. La posizione della comunità internazionale nei confronti della Libia non è chiara riguardo a tali violazioni”, ha detto Bashagha. Vi sono alcune parti regionali, ha detto ancora il ministro dell’Interno di Tripoli, che cercano di manipolare la comunità internazionale, mentre altri stanno cercano di distogliere lo sguardo dai Paesi che sostengono il comando generale delle forze di Khalifa Haftar. “Se Tripoli cadrà, Tunisi cadrà e così anche Algeri”, ha detto ancora Bashaga. “Haftar ha aperto i confini della Libia ai mercenari senza alcuna richiesta ufficiale dello stato. Ha portato ufficiali degli Emirati Arabi Uniti, mercenari del Gruppo Wagner russo, combattenti Janjaweed e mercenari dei gruppi ribelli sudanesi e ciadiani”.

 

da IL FATTO QUOTIDIANO

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