L’Italia ignora le schiave del sesso rumene

18 OTTOBRE – GIORNATA EUROPEA CONTRO LA TRATTA

In occasione della Giornata Europea contro la Tratta, le associazioni Ebano e ADRI,associazione delle donne rumene in Italia, vogliono ricordare alle autorità civili e giuridiche quanto disposto – oramai due anni orsono- dalla “Risoluzione del Parlamento europeo del 12 maggio 2016 sull’attuazione della direttiva 2011/36/UE del 5 aprile 2011 concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime da una prospettiva di genere” (2015/2118(INI), disposizioni che non sono state messe in pratica.
La citata risoluzione al punto 61 invita gli Stati membri ad occuparsi in modo specifico del fenomeno del “metodo del Love Boy” ovvero dallo spietato sistema messo in atto dai trafficanti dei Paesi dell’Est che reclutano le ragazze più fragili (cresciute in Istituti famiglie disfunzionali o assenti per migrazione) attraverso tecniche di manipolazione psicologica. Le seducono, le fanno innamorare, le sottopongono a vessazioni via via crescenti spacciandole per “prove d’amore” fino ad esercitare il totale controllo psicologico e avviarle alla prostituzione gestendone per intero i proventi.
Tale metodo criminale ha la caratteristica di compromettere non solo la volontà delle vittime ma anche la percezione delle violazioni subite. È pertanto evidente che il tradizionale approccio, basato da un lato sulla check list dei fattori che determinano lo sfruttamento (sequestro dei documenti da parte degli sfruttatori, limiti materiali alla libertà di movimento e comunicazione etc) e dall’altro sulla richiesta d’aiuto/denuncia dell’interessata non può dare risultati confortanti come del resto ci indicano i dati.
L’Associazione Papa Giovanni XXIII calcola che in Italia ci siano tra le 75mila e le 120mila prostitute, di cui il 55% di nazionalità romena ovvero un numero tra le 40mila e le 70mila donne. Di loro, la stessa Associazione stima sia minorenne circa il 37% (cioè tra le 14800 e le 25mila ragazze).
La ricerca di Save the Children “Piccoli Schiavi” sulla tratta dei minori in Italia, però, riporta che nel corso del 2017 UNA SOLA MINORE DI NAZIONALITA’ RUMENA è stata riconosciuta vittima di tratta a scopo sfruttamento sessuale con il canonico percorso di tutela. Nel 2016 erano state 6.
Alla luce di quanto sopra esposto, le associazione ADRI e EBANO non possono non rammaricarsi della tuttora mancata applicazione di quanto indicato dal Parlamento Europeo, in particolare dall’assoluto vuoto normativo circa il cd. “metodo del lover boy”, con l’assoluta mancanza di una tutela specifica delle vittime né a livelli di assistenza (se non quella offerta a titolo volontario, gratuito e non riconosciuto da parte di singole associazioni di volontariato) né – soprattutto – a livello giuridico.
La Romania rimane il primo Paese di provenienza delle vittime di questo orribile traffico che, lo ribadiamo ad una voce con il Parlamento Europeo , per il 70% è interno all’Europa e al 71% riguarda donne e ragazze che sono il 95% dello sfruttamento sessuale.
Queste vittime di tratta sono per lo Stato Italiano “prostitute per libera scelta” a tutela delle quali non ricorre neppure l’art. 4 L. 75/58, essendo previsti dal n.1 del presente articolo solo “la violenza, la minaccia e l’inganno” e NON la manipolazione psicologica.

QUESTA SITUAZIONE INSOSTENIBILE DI PALESE VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI E’ INTOLLERABILE E DEVE AL PIU’ PRESTO ESSERE SANATA.

Anche sul fronte della corretta identificazione delle vittime, soprattutto minorenni, della punibilità della domanda consapevole di servizi che coinvolgano vittime di tratta – analogamente a quanto previsto non solo dalla legislazione francese ma anche da quella tedesca nel luglio 2017 – della effettiva e sistematica confisca dei beni derivanti dal traffico di esseri umani

CHIEDIAMO AL PIU’ PRESTO EFFICACI PROVVEDIMENTI

Le nostre associazioni stanno redigendo una proposta di modifica normativa di 12 punti da sottoporre al più presto alle Autorità Politiche italiane e romene.
In occasione di questa Giornata ci chiediamo con sgomento quante altre ragazze dovremo perdere, quanti altri rischi correre, quanti altri sacrifici non riconosciuti dovremo fare prima di assistere a un cambiamento normativo e di percezione sociale che possa finalmente non lasciare sole né le vittime né chi si sforza di operare in concreto per loro.

Silvia Dumitrache- Presidente ADRI
Michelangela Barba –Presidente Associazione Ebano

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