L’Italia non è un paese per bambini

Lui porta le scarpe del tuo bambino, non importa se sono troppo grandi, possono andare, basta stringere bene i lacci.

Saranno passi incerti sulla strada del nostro futuro.

Le ha trovate suo padre vicino a un cassonetto, ha rischiato la multa, ma ne è valsa la pena, quando torna a casa gli dice: “Erano lì per te”.

Porta la maglietta di tua figlia, quella che a lei non piaceva più, porta i pantaloni di un altro bambino, chissà chi è.

La povertà in Italia, ha il nome di un milione e duecentosessanta mila bambini. Loro sono ovunque.

Stanno alle fiere di mercato la domenica come fosse un parco giochi. Nei centri educativi, quelli che sopravvivono. A casa, due stanze per cinque persone.

Mangiano dove dormono. Io lo so.

Sono nelle nostre scuole fino alle medie, poi al liceo, per selezione indotta spariscono, invisibili degli invisibili, chissà dove finiscono.

I nostri figli giocano facile. Altro che meritocrazia.

Finché sono bambini trotterellano nei corridoi, sono sempre troppo stretti o troppo larghi i cuori che li abitano. Solo gli stolti non saprebbero che è così.

L’astuccio è vuoto. Anche per questo a scuola, noi, non li abbiamo più. Si condivide, almeno che penne e pennarelli siano responsabilità di tutti.

I denti, a volte, sono marci. Dovrebbero andare da un dentista, così, quando succede, ho messo in un cassetto della cattedra un dentifricio e dico: mettilo sul dente vedrai che passa e poi lo abbraccio. Sorride, ma non basta, nemmeno a placare il mio senso di colpa.

A volte, hanno mal di pancia, ci vorrebbe il tempo di portarli da un medico, la possibilità di prendersi un permesso per farlo se i loro genitori non venissero sfruttati.

La madre di una bambina pulisce pavimenti. Tre euro all’ora, all’alba, se non si presenta è fottuta. Un’altra schiava dirà di sì.

Qualcuno si dovrebbe occupare delle loro famiglie per occuparsi di loro.

Mangiano tanto a mensa come se pensassero: o adesso o mai più. Non ti dicono: mi fa schifo. Mangiano e basta.

Nessuna attività extra curriculare per loro. L’inglese lo impareranno. Niente piscina, quando vedranno il mare dovranno cavarsela. Punto.

Io li vedo anche se sono invisibili sono in povertà assoluta.

Non hanno niente.

A parte noi.

Penny

PS: Abbiamo solo una possibilità: che la colpa ci smuova. Che la vergogna si arrampichi su di noi e ci dia una scrollata. La povertà di questi bambini è un nostro problema. Basta guardarsi in giro e non procedere come i cavalli. Il fondo per l’infanzia è lo stesso dal 2008 eppure i dati sulla povertà infantile sono triplicati. Ci vogliono politiche di inclusione e di sostegno. Dobbiamo chiederle per loro e per noi. Per non morire come uomini e donne indifferenti.

https://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2019/09/10/news/fondo_infanzia_e_adolescenza-235642215/

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: