Medici Senza Frontiere: una spaventosa alluvione mette in pericolo la vita di un milione di persone in Sud Sudan

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Cibo, acqua potabile, teli di plastica per costruire rifugi temporanei, farmaci di base e zanzariere. Sono i beni di prima necessità di cui hanno bisogno centinaia di migliaia di persone in Sud Sudan colpito recentemente da violente alluvioni che hanno fatto scattare lo stato di emergenza in 27 dei 32 stati del Paese.

Le nostre équipe si sono da subito mobilitate per fornire cure mediche di base, distribuire kit di emergenza e cibo e installare punti di purificazione dell’acqua nella regione orientale di Pibor, a Lankien, Ulang e Maban.

Problema cronico nel paese, le inondazioni sono state particolarmente importanti quest’anno durante la stagione delle piogge. Circa 908.000 persone sono state colpite e 620.000 hanno bisogno di assistenza umanitaria immediata, secondo le Nazioni Unite.

Gran parte delle persone colpite vive oggi in rifugi di fortuna, dopo numerosi spostamenti legati all’innalzamento delle acquee. Le persone hanno perso la casa, i raccolti, il bestiame, e c’è perfino chi è ancora bloccato in aree remote e inaccessibili. L’accesso a queste popolazioni rimane un grave problema per il nostro staff.

In alcune aree, le acque si stanno pian piano ritirando, ma la situazione a livello nazionale resta preoccupante. Grandi aree del nord e dell’est del paese sono ancora allagate, soprattutto a Pibor, dove l’ospedale di MSF non ha ancora riaperto dopo essere stato completamente allagato. Abbiamo trasferito temporaneamente alcune attività in una tensostruttura in una zona più elevata per poter continuare a fornire cure mediche di base e materno-infantili, oltre al dispiegamento di cliniche mobili che operano a Lekongole e Gomurukes.

A Ulang non piove da più di due settimane, ma l’acqua continua a salire. Il fiume Sobat, grande affluente del Nilo bianco, si è trasformato in una grande palude. Stiamo lavorando 24 ore su 24 per cercare di accedere a villaggi isolati e portare aiuti umanitari alle comunità più colpite.

“La gente qui è abituata alle alluvioni, ma questa dicono sia stata la peggiore della loro vita. Sono costretti a bere nella stessa acqua in cui lavano i vestiti o fanno i bisogni, molto spesso stagnante”, racconta Nicola Flamigni, Operatore MSF

A Lankien, a volte, camminare per ore con l’acqua che arriva al livello della vita è l’unico modo per raggiungere le persone più vulnerabili. Fino ad oggi abbiamo consegnato a piedi quasi 2.000 kit di beni di prima emergenza non alimentari.

Con una grande quantità di acqua contaminata, siamo preoccupati per l’elevato rischio di epidemie di malattie mortali come il colera e l’epatite A, oltre un aumento dei casi di diarrea, malaria e infezioni del tratto respiratorio, tra le principali cause di morte nel paese. Temiamo anche che le inondazioni aumentino i rischi di malnutrizione per la distruzione di riserve di cibo e coltivazioni.

Siamo preoccupati infine per il potenziale aumento delle vittime di morsi di serpente perché i rettili si sposteranno verso le terre più asciutte, dove anche le persone sfollate si ripareranno dalle inondazioni. Vediamo spesso le conseguenze fatali o debilitanti dell’avvelenamento da serpente all’ospedale di Pibor, che oggi non è più accessibile perché completamente allagato.

 

MEDICI SENZA FRONTIERE

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1 Response

  1. Avatar Michela ha detto:

    Che Dio vi benedica per il bene che fate ed i rischi che correte! Se solo il mondo fosse popolato da persone come voi non ci sarebbero queste disuguaglianze ma purtroppo tanti troppi vogliono sempre di più e si dimenticano di tutte questi popoli che non hanno il minimo necessario!

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