Mediterraneo: è strage !

La rotta del Mediterraneo centrale – intrapresa ogni anno da decine di migliaia di donne, uomini e bambini in cerca di salvezza a bordo di barche fatiscenti – è diventata sempre più pericolosa e contraddistinta da un alto tasso di mortalità.

Le persone in fuga da guerre, persecuzioni e carestie che tentano la traversata del Mediterraneo – spesso già provate da prolungati periodi di detenzione nelle carceri libiche, uno dei paesi con il maggior numero di partenze –, sono sempre più esposte al rischio di morte a causa della progressiva scomparsa di entità – internazionali, governative e non governative – dedite al soccorso in mare.

La sostanziale inattività delle missioni europee, come il decadimento della missione Sophia, e l’inasprimento delle politiche italiane in tema di migrazione, hanno di fatto posto le basi per quella che da più parti è stata definita una vera e propria “ecatombe” nel Mar Mediterraneo.

Una responsabilità di tutta l’Europa e dell’Italia che, dal 2016, iniziarono a investire nel rafforzamento della capacità delle autorità marittime libiche di pattugliare le loro coste, intercettare in mare rifugiati e migranti diretti verso l’Europa e riportarli in Libia, oltre che a stringere accordi informali con milizie coinvolte nel traffico dei rifugiati e migranti.

Sono state ignorate, invece, le richieste più volte lanciate dalle organizzazioni della società civile di riformare strutturalmente le politiche migratorie europee e garantire l’apertura di canali sicuri e regolari per rifugiati e migranti, in misura adeguata alla gravità della situazione.

Se osserviamo nello specifico gli ultimi 12 mesi, oltre ai naufragi, purtroppo già accaduti in passato, a partire dal suo insediamento a giugno 2018, il governo Di Maio-Salvini ha deciso di assicurare e spettacolarizzare il blocco di nuovi arrivi di persone straniere via mare trattenendole per giorni senza una base legale o un ordine della magistratura.

Le conseguenze della politica dei “porti chiusi” e della complementare strategia di criminalizzazione e denigrazione delle Ong – iniziata già con il provvedimento del precedente ministro dell’Interno Marco Minnitie il codice di condotta delle Ong – sono ormai evidenti: con l’annichilimento delle flotte non governative votate al soccorso in mare, nei mesi estivi si è registrato uno spaventoso aumento del tasso di mortalità in mare.

 

AMNESTY INTERNATIONAL

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