MI CANDIDO A DIRETTORE DI UNA RETE O UN TG RAI

Tra un po’, eletto il nuovo consiglio di amministrazione della Rai, si procederà a una nuova tornata di nomine. Quelle dei direttori di rete e di testata giornalistica.
Un bell’affare per un’azienda il cui numero di dirigenti credo non abbia pari al mondo.
Bene, pongo la mia candidatura.
Svolgo il mestiere di giornalista da una vita. Ho ricevuto riconoscimenti a bizzeffe e non solo a livello nazionale. Molte delle mie trasmissioni hanno girato il mondo o sono state alla base di campagne di verità e giustizia.
Non ho mai ricevuto una condanna per diffamazione, segno che, pur avendo raccontato mille e mille malefatte di potenti locali e internazionali, ho sempre documentato a sufficienza.
Assicuro che sarò un direttore libero. Mai e poi mai accetterò una telefonata o un messaggio di rappresentanti della politica o dell’economia.
Prometto di essere critico e graffiante verso tutti, innanzitutto verso chi governa. Il compito dei giornalisti e di un loro direttore, è quello di raccontare e criticare, cioè essere i primi rappresentanti del popolo, la loro voce.
Assicuro che cercherò e chiederò ai miei collaboratori di cercare e raccontare, per intero, ogni scomoda verità e così onorare il loro compito di fedeli al servizio pubblico e al vero editore che paga i loro stipendi, cioè tutti noi.
Mi impegno ad utilizzare e valorizzare al massimo le tante risorse dell’azienda Rai, facendo ricorso al mercato solo per attingervi idee e prodotti nuovi.
Se dirigessi una rete, la vorrei attenta ai cambiamenti della nostra società, narrativa di ciò che conta e realmente cambia il mondo. Democrazia è conoscere il proprio mondo per poterlo così davvero governare perché si governa solo se si conosce.
Mi farei promotore di programmi di intrattenimento che esaltino e sviluppino l’intelligenza del telespettatore. Anche il momento del relax e della risata avrebbe il segno del buon gusto e dell’intelligenza.
Firmerei il contratto solo a condizione che il mio stipendio da direttore venga decurtato di un terzo e che si accetti la mia rinuncia ad una serie di benefit, ad esempio auto e autista. La stessa politica di austerità la imporrei nelle scelte che riguardano i programmi. E’ un assurdo ciò che si paga alle star di sempre, quando in giro ci sono tante esperienze da valorizzare, giovani e novità, a prezzi infinitamente minori.
Insomma cambierei tutto e sarei infedele e rompiscatole come sempre verso ogni potere.

Non mi nomineranno mai direttore. Lo so bene.
Ma quanto sarebbe bello, quanto sarebbe auspicabile un cambiamento in questo senso del nostro servizio pubblico che da troppo ha rinunciato ad esserlo.

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1 Response

  1. maria ha detto:

    Come sarebbe bello che l auspicio di Silvestro si avverasse
    A volte i sogni diventano realtà
    Cosa possiamo fare noi normalI cittadini per indirizzare la Rai verso questo sogno?

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