MIGLIAIA DI BAMBINI IMMIGRATI SONO SCOMPARSI NEL NULLA

Le favole per bambini iniziano con “C’era una volta….”. Esprimono il desiderio popolare di un capovolgimento dei ruoli sociali e di solito hanno un lieto fine. I protagonisti sono sempre raccontati con il metodo della contrapposizione, così da consentire al lettore di individuare con facilità i buoni e i cattivi.
La storia dei 10.000 bambini, numero puramente simbolico, arrivati non accompagnati in Italia e in Europa e di cui si sono perse le tracce, è invece complessa da raccontare perché si inserisce all’interno di contesti sociali, economici e politici difficili da delineare persino da parte degli esperti.
Chi sono questi 10.000 bambini, ormai diventati molti di più?
Sono i testimoni delle guerre. Sono i sopravvissuti. Sono gli abbandonati al loro destino. Sono coloro ai quali è impedito di ricongiungersi con i familiari. Sono gli “invisibili” che si muovono come ombre nelle città europee e del mondo. Sono le vittime innocenti delle organizzazioni criminali sempre pronte a soddisfare la domanda di merce umana da parte del mercato: prostituzione minorile (rete dei pedofili), mercato degli organi, sfruttamento del lavoro minorile a altre, sempre nuove, forme di schiavitù.
La TRAGEDIA di questi bambini ha evidentemente origine dalle relazioni che intercorrono tra guerre, mercato delle armi, sfruttamento delle risorse e organizzazioni criminali. Un insieme di problemi cui far fronte pena la decadenza e l’imbarbarimento delle nostre società.
• “turismo sessuale con minori”, è evidente che se esiste un’offerta di Mercato è perché esiste una “domanda”, soprattutto da parte dell’Occidente. È emerso da un’indagine condotta su scala mondiale che gli italiani hanno il primato del turismo sessuale con minori;
• Pedofilia, un adulto che abusa di un bambino o un ragazzino può rimanere impunito a causa di un’incredibile svista della legislazione italiana. Nonostante una denuncia dell’Espresso, la nuova norma non arriva: un adulto che abusa di un bambino o un adolescente può rimanere impunito. Da l’Espresso, del 21 marzo 2017, “Non basta infatti la testimonianza della vittima e nemmeno la flagranza del reato: serve la querela di parte. Senza la denuncia di un genitore o di un curatore speciale il responsabile non è infatti perseguibile. Proprio per questo motivo, nonostante le prove schiaccianti, è tornato immediatamente in libertà il cinquantenne ingegnere americano che comprava i bambini costretti a vivere per strada e a vendere i propri corpi per mangiare nel cuore di Roma. ”
• schiavitù, milioni e milioni di bambini sparsi in tutto il mondo, con età fra i sei ed i 14 anni, sono ridotti a lavorare in schiavitù per soddisfare le richieste non ben chiare fette di Mercato. Ne deriva che la schiavitù non è stata assolutamente debellata. Iqbal Masih ( Pakistan 1983 – 1995 ), che è stato un bambino operaio, sindacalista e attivista, simbolo della lotta contro il lavoro infantile nell’industria tessile dei tappeti pakistana, aveva fatto emergere il problema, prima di essere assassinato. Celebre è la sua frase: “Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite”.
Sono molte le multinazionali coinvolte nello sfruttamento del lavoro minorile, in campo tessile e dell’abbigliamento, alimentare e nell’ambito delle nuove tecnologie. I casi più eclatanti: nel Bangladesh, bambini ridotti in schiavitù nel settore dell’abbigliamento, per conto di grandi marchi noti a livello mondiale; in Congo bambini dai quattro anni in su che lavorano nelle miniere congolesi per estrarre il coltan, una particolare miscela della classe degli ossidi indispensabile nella produzione di smartphone, computer, videogame, fibra ottica, apparecchi per risonanze magnetiche, protesi, per l’industria aerospaziale, e altro ancora..
• il commercio degli organi, secondo i dati del ministero dell’Interno, dalla fine degli anni ’80 ad oggi il numero di bambini e adolescenti (inclusi quelli italiani) scomparsi e mai più ritrovati, risulta in aumento esponenziale. Risulta inoltre che il mercato degli organi legale (sono circa 114.000 trapianti legali annui effettuati) è stato progressivamente incrementato, di circa il 10-20 %, da un traffico illegale di organi. Le cause di questo aumento esponenziale del mercato nero sono molteplici: penuria di organi (la domanda supera l’offerta), povertà, guerre, disparità dei servizi sanitari, criminalità priva di scrupoli. A pagare con la vita all’interno di questo mercato, sono gli esseri più indifesi, vale a dire i bambini;
• i bambini, detenuti nei centri di accoglienza, non possono ricongiungersi con i loro familiari. Gli avvenimenti di Calais del 2016 hanno fatto emergere il problema: la mancanza di un riconoscimento legale, nei Paesi europei, del diritto dei minori migranti al ricongiungimento con i familiari

Le migliaia di bambini arrivati in Italia e in Europa molto probabilmente sono passati da un inferno all’altro. Vivono qui, tra noi, gli stessi orrori di tanti altri come loro nel mondo. Prostituzione, lavoro nero, miseria e, forse, vittime del traffico di organi.
Tali problematiche si inseriscono a loro volta, l’una nell’altra, come scatole cinesi, all’interno delle tragiche dinamiche innescate dalle guerre. Alcuni dati:
UNHCR (l’organizzazione dell’ONU per i rifugiati) riporta che nei 47 paesi coinvolti da guerre sono circa 65.3 milioni le persone costrette alla fuga nel 2015, rispetto ai 59.5 milioni di un anno prima. Per la prima volta viene superata la soglia dei 60 milioni di persone.
Save the Children riporta che più di 357 milioni di bambini, 1 su 6 al mondo, vivono attualmente in zone colpite dai conflitti, un numero cresciuto di oltre il 75% rispetto all’inizio degli anni ’90, quando i minori in tali contesti erano 200 milioni. Circa 165 milioni– quasi la metà del totale – si trovano in aree caratterizzate da guerre ad alta intensità, costretti ad affrontare situazioni inimmaginabili.
L’Unicef (Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia) nel suo rapporto, del 12 marzo 2018, sottolinea che nella prima parte del 2018 il bilancio dei bambini uccisi in Siria è aumentato quasi del 50% rispetto al 2017 e il 2016. I numeri delle vittime di guerra in Siria sono riportati su stime prudenti. Le Nazioni Unite, nel 2017, parlavano di 250 mila morti, ma altre fonti stimano che il numero delle vittime sia di circa mezzo milione. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, i bambini rappresentano il 20 per cento delle vittime del conflitto: in otto anni di guerra i bambini morti sarebbero tra i 50.000 e i 100.000.

Allego la petizione che porto avanti da più di due anni: un decalogo etico sulla tutela dell’infanzia. Firmata da 24000 persone, la petizione non ha raggiunto finora l’obiettivo di dar maggior risalto alla drammatica situazione coinvolgendo tanto gli organi d’informazione che le istituzioni. L’ho quindi trasformata nel tempo in una campagna di sensibilizzazione per evitare che questa tragedia in atto non venga presto dimenticata.

LA PETIZIONE : https://www.change.org/p/al-presidente-della-repubblica-italiana-sergio-mattarella-dove-sono-finiti-i-bambini-10-000-bambini-emigrati-in-europa-sono-scomparsi-nel-nulla

Elisabetta Di Lernia

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2 Responses

  1. Delfo ha detto:

    Firmato e fatto girare abbestia! Mi è impossibile farlo girare tanto quanto mi gira qualcos’altro, ma ci provo. Elisabetta non ci conosciamo ma ti voglio bene. Continua così.

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