Migliaia di bimbi africani morti a causa di farmaci contraffatti

image_pdfimage_print

“Immaginate una madre che rinuncia al cibo o ad altri bisogni essenziali per comprare farmaci per il proprio figlio, senza sapere che quel prodotto è contraffatto, e poi quel trattamento provoca la morte del bambino. È inaccettabile. I Paesi si sono accordati su misure a livello mondiale, è tempo di tradurle in azioni concrete”. Parola di Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). I farmaci contraffatti o di scarsa qualità sono una piaga mondiale largamente sottostimata, ma dalle conseguenze impressionanti: miete ogni anno centinaia di migliaia di vittime. Avviene in tutto il mondo, ma in Africa assume proporzioni enormi. Un problema che va ad aggiungersi alle già notevoli difficoltà in molte regioni nella gestione dei farmaci regolari che possono essere scaduti o resi inefficaci dalle cattive condizioni di trasporto e conservazione, dall’assenza di catene del freddo, o ancora dall’uso inappropriato di dosi e posologie.

I morti – Solo qualche esempio: nel 2015, nell’Africa subsahariana, 122mila bambini sotto i 5 anni sono morti a causa di antimalarici di cattiva qualità; nel marzo 2019, in Camerun è stato ritrovato un principio attivo per il diabete in un farmaco per l’ipertensione che aveva provocato crisi ipoglicemiche in diversi pazienti; nel giugno 2012, in Angola era stato sequestrato un container proveniente dalla Cina che trasportava 1,4 milioni di barattoli di false compresse antimalaria che non contenevano alcun principio attivo ed erano composte di fosfato di calcio, acidi grassi e colorante giallo. In Niger, poi, fra il 2017 e il 2019, si sono avute diverse epidemie di meningite che hanno provocato 358 morti. In circolazione, nemmeno a dirlo, lotti di falsi vaccini contro il meningococco: nel 2017 la polizia nigerina sequestrava 13 tonnellate di vaccini contraffatti provenienti dall’India e diretti a Niamey, capitale del Niger. Nel 2018, il ministero della sanità nigerino ordinava la chiusura di una dozzina di attività che vendevano trattamenti “dubbi o ammalorati” (in alcuni dei flaconi c’era solo acqua). Nel marzo 2019, quando il Niger lanciava una campagna di vaccinazione gratuita contro la meningite per immunizzare sei milioni di bambini, le autorità segnalavano alla popolazione la contemporanea circolazione di una versione contraffatta del vaccino antimeningococco.

L’accordo tra 7 Paesi africani – Per ovviare a tutto questo si è svolta il 17 e 18 gennaio a Lomè, in Togo, una due giorni che ha riunito i presidenti di sette Paesi africani che hanno sottoscritto un accordo per stabilire regole ferree e condivise e rendere così più efficace il contrasto a tale crimine. Su idea della Brazzaville Foundation, che lavora sul tema da due anni, i capi di stato di Togo, Repubblica Popolare del Congo, Gambia, Ghana, Niger, Uganda e Senegal hanno sottoscritto una dichiarazione politica e un accordo quadro giuridicamente vincolante. È solo la prima tappa di un programma più vasto che si propone di coinvolgere in futuro anche altri Paesi per assicurare ai cittadini dell’intero continente l’accesso a farmaci sicuri ed efficaci.

Al centro della Lomé Initiative resta la lotta ai farmaci contraffatti, un commercio i cui proventi finiscono col finanziare la criminalità internazionale e addirittura, sempre più, i gruppi terroristici. Una pratica illegale che in molti Paesi non è contrastata da alcuna legge. I firmatari si sono impegnati ad adeguare il proprio sistema giuridico, a rafforzare la vigilanza e le indagini e, soprattutto, hanno sottoscritto due importantissimi accordi internazionali: la Medicrime Convention, una convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta alla contraffazione dei prodotti medico-farmaceutici che comportino minacce alla salute pubblica (sottoscritta a Mosca nel 2011) e la Convenzione di Palermo, ovvero la Convenzione Onu contro la criminalità organizzata transnazionale (adottata nel capoluogo siciliano nel 2000), che fra l’altro è molto più ampia e concorre anche ad estendere a questi Paesi neofirmatari i tre Protocolli di Palermo sulla “prevenzione, soppressione e persecuzione del traffico di esseri umani, in particolar modo donne e bambini”, “contro il traffico di migranti via terra, mare e aria” e “contro la fabbricazione e il traffico illeciti di armi da fuoco”.

La stima dell’Organizzazione mondiale della Sanità: “Business da 200 miliardi di dollari l’anno” – Secondo la definizione dell’Oms, i prodotti farmaceutici falsificati sono farmaci, vaccini, diagnostica in vitro o apparecchi medici la cui origine e identità o composizione è deliberatamente o fraudolentemente falsificata. I farmaci di qualità inferiore sono invece prodotti autorizzati che però non rispondono ai criteri di qualità e/o alle specifiche scientifiche in seguito a negligenze, errori umani, mancanza di risorse o attività fraudolenta. Sempre secondo l’Oms, si stima in 200 miliardi di dollari all’anno il valore del mercato illegale dei farmaci non conformi alle norme o falsi, ovvero fra il 10% e il 15% del mercato farmaceutico mondiale. Un commercio presente, si pensa, in 128 Paesi, di cui ben il 42% dell’Africa subsahariana. Qui, in alcune regioni, i farmaci contraffatti rappresenterebbero dal 30% al 60% del mercato interno. Laddove invece sono state introdotte e applicate leggi restrittive, la cifra scende bruscamente all’1%.

Le cause – La principale consiste nel costo eccessivo dei prodotti regolari, spesso del tutto irraggiungibili per la popolazione. E se prima quelli contraffatti erano venduti al mercato, ormai sono talmente pervasivi che li si possono trovare anche nelle farmacie e negli ospedali. L’assenza di controlli nel continente significa che qualunque farmaco può contenere sostanze tossiche o inadatte allo stato di salute del paziente. Secondo Jean-Yves Ollivier, presidente della Brazzaville Foundation, intervistato da Rfi, “L’Interpol e l’Oms hanno identificato le grandi fonti dei falsi farmaci. Si trovano in Asia, in Cina, in India. Vi si fabbricano generici autentici di giorno e dei falsi di notte. E si esporta tutto.”

Negli ultimi anni, l’Interpol ha svolto grosse operazioni di contrasto a questo traffico, come l’operazione Pangea che nel 2018 ha portato al sequestro di 10 milioni di unità falsificate, o l’operazione Heera, che in Africa occidentale di unità ne ha sequestrate 95.800, per un valore di 3,8 milioni di dollari. L’Istituto di ricerca anti-contraffazione dei farmaci (Ircam) stima che 1.000 dollari investiti producano fino a 500mila dollari di ritorno a queste organizzazioni criminali. Una marea di soldi che finiscono dalle mani dei gruppi illegali a “oliare” i meccanismi corruttivi dello Stato, fino a finanziare anche campagne elettorali (sempre secondo Ollivier), ma spesso anche nelle mani dei terroristi, accrescendo l’instabilità dell’area subsahariana.

Giusy Baioni per IL FATTO QUOTIDIANO

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: