Ministro Salvini, vuole la pena di morte per i ladri?

Nel Far West regnava la legge di LYnch. I ladri, specie di cavalli, erano soggetti alla giustizia sommaria. Al linciaggio, per l’appunto.

Ci vollero anni e anni, e infinite battaglie di civiltà, perché ai ladri venisse concesso un processo. E altri ancora perché si capisse, finalmente, che nessun cavallo, nessuna cosa, valeva una vita umana.

In Italia si torna indietro. Si naviga veloci verso la primitiva terra senza legge alcuna se non quella del linciaggio. O della svaria che contempla il taglio delle mani o la decapitazione di chi ruba.

Un ministro degli Interni, cavalcando paure ancestrali e senza fondamento alcuno, visto che i casi di legittima difesa in occasione di furto sono stati lo scorso anno meno di 30, ha voluto e propagandato che la difesa, anche a costo della morte del ladro, è cosa giusta. ” Se l’è cercata…”. E a scanso di equivoci, ad ogni occasione ha affermato di essere dalla parte di chi spara e uccide in caso di furto. Anche nel caso del tabaccaio, in provincia di Ivrea, che avrebbe ucciso un giovane ladro dal balcone di casa sua, senza che vi fosse una minaccia reale alla sua sicurezza. ” Sono e sarò sempre dalla parte dell’aggredito”, ha ribadito Salvini.

Lo dica chiaro, allora, signor ministro. Lei vuole la pena di morte per chi ruba?

 

 

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