Mondragone è il simbolo dell’Italia in cui “il vero straniero è il problema, che è sempre di qualcun altro.”

Si affacciano e lo guardano esterrefatti. Parlano tra loro e iniziano a gesticolare. Chi è arrivato sotto i balconi pericolanti e sdruciti, con cemento che crolla e ferri scoperti, dei palazzoni ex Cirio di Mondragone? C’è Matteo Salvini alla ricerca del palcoscenico più infuocato che in questi giorni l’Italia propone. Sui parapetti ci sono i braccianti bulgari, asserragliati dentro casa e quasi non credono ai loro occhi quando vedono scorrere il sangue dalla testa di un manifestante. Il leader leghista grida nel megafono i suoi slogan e inizia così la campagna elettorale in vista delle elezioni regionali di settembre. La polizia carica gli antagonisti, i manifestanti arrivati qui dalle zone limitrofe per rovinargli la passerella in questo teatro dello sfascio, dove invece la gran parte degli abitanti preferisce starne alla larga. “La Lega – dice l’ex ministro dell’Interno – darà le case a chi le merita e il lavoro a chi lo merita e libererà Mondragone dai rom”. La risposta di Potere al Popolo è quasi automatica: “Cosa hai fatto quando eri al Viminale? E cosa ha fatto il centrodestra in tutti questi anni?”. Urla, lancio di acqua e alla fine il comizio viene interrotto.

Questo luogo avrebbe bisogno di risposte, non di spot e di guerriglie, e invece si trova esposto nell’ennesima battaglia propagandistica. Siamo a cento metri dal mare. A pochi passi da un litorale che qui in Campania sarebbe dovuto diventare, negli anni ’80, il luogo della vacanza per eccellenza, una specie di riviera romagnola. E invece vi è un’area della città che oggi è un ghetto ancora più ghettizzato. Militarizzato. Blindato dalle camionette dell’esercito e dei carabinieri. Uomini in divisa sorvegliano giorno e notte i cinque palazzoni dove vivono settecento bulgari su una popolazione di 28 mila abitanti. Gli immigrati in tutto qui in città sono tremila.

Superato il fiume Garigliano, il confine tra il Lazio e la Campania, qualche chilometro più avanti, Mondragone si presenta così. Con un’area divenuta zona rossa perché 43 lavoratori dei campi, che risiedono in questi edifici, sono risultati positivi al Covid. Giorni fa hanno provato a violare la quarantena perché se non lavorano non ricevono la loro già scarsa paga e quindi non portano il cibo a casa. È successo che gli abitanti si sono ribellati, è scoppiato il caos con tanto di sedia lanciata da un balcone. Oggi nei bar le persone si chiedono la ragione per la quale Salvini sia venuto fin qui: “Questa storia va avanti da troppo tempo”. La disillusione, quasi rassegnazione, è imperante.

E così la pandemia non ha fatto altro che radicalizzare le contraddizioni che quest’area vive almeno da cinquant’anni. Da quando doveva essere trasformata in qualcosa di meglio e invece è rimasta terra di speculazione edilizia, sfruttamento della manodopera e criminalità. Ora si è acceso un focolaio, che non è solo quello del Coronavirus, è un focolaio di tensioni tra abitanti e immigrati che non fa altro che acuire gli squilibri sociali. “Rubano e ci portano il Covid”, affermato a favore di telecamera i pochi sostenitori di Salvini convinti che sarà il leader leghista a salvare le sorti di questa zona così maltrattata.

Dal 2015 c’è sul tavolo del sindaco una pila di ordinanze di sgombero, ma nessuno le ha portate a termine. “Qui tutti sanno ma tutti fanno finta di nulla”, dicono gli abitanti. Mentre Don Franco Alfieri, il parroco del Santuario, che da queste parti ha combattuto la camorra, non nasconde le sue preoccupazioni: “Qui si sta facendo un’opera di sciacallaggio. I politici vengono a speculare, più di qualcuno soffia sul fuoco per controllare l’incendio. Ma qui stiamo parlando di cittadini europei, sono bulgari e nonostante questo non hanno diritti”. Non è la prima volta che da queste parti avviene una sommessa “ma poi si riparte da principio senza mettere in campo un progetto”.

I braccianti bulgari continuano ad andare nei campi partendo alle cinque del mattino a bordo di furgoni che vanno a prenderli di fronte a questi palazzoni. “Se adesso ci sono centinaia di uomini a blindare quella zona, perché una pattuglia della polizia non ha mai seguito quei furgoni per arrestare i caporali? Nessuno ci dà retta”, Igor Prata, segretario generale Flai Cgil di Caserta che da anni denuncia questa situazione, non fa altro che ripeterlo: “I braccianti bulgari lavorano anche 12 ore al giorno per un massimo di 30-35 euro se sono donne e 35-40 euro se sono maschi. E vanno a lavorare anche gli adolescenti. Ovviamente tutto in nero”.

Don Franco Alfieri vorrebbe proporre progetti per integrare almeno i bambini: “Bisogna portarli a scuola, solo così gli daremo un futuro diverso”. Ma niente da fare. Nei palazzoni ex Cirio si vive in dieci persone in un appartamento, in condizioni igienico sanitarie devastanti, senza contratto e in molti casi che non è in mano ai caporali è in mano alla criminalità organizzata. “Dovrebbe intervenire la Asl, mandare i controlli”, dice ancora don Franco: “C’è irresponsabilità da parte delle autorità. Queste persone le troveremo morte lì dentro. Forse solo allora si farà qualcosa”.

Come dice Sergio Nazzaro, scrittore vissuto a Mondragone: “Il vero straniero è il problema, che è sempre di qualcun altro. Non appartiene mai a noi, non si ascolta mai qualcuno ammettere le proprie responsabilità, sono demandate ad un altro da noi”. E invece qui ognuno ha la propria fetta di responsabilità. Il sindaco Virginio Pacifico avrebbe preferito “gestire questa emergenza con minori tensioni. I problemi urbanistici e sociali dell’area ex Cirio necessitano di un sostegno anche e soprattutto degli enti di governo a noi sovraordinati”. Appunto. Enti di governo a noi sovraordinati.

Ed ecco il presidente Vincenzo De Luca in allarme. Mondragone rischia di macchiare l’immagine Covid free che in quest’ultimo mese ha creato attorno alla regione Campania. Le camionette delle forze dell’ordine non hanno frenato il focolaio. Oggi sono stati riscontrati altre 23 casi di Coranavirus in città, fuori dai palazzoni ex Cirio ma ad esso collegati. E si teme che nei prossimi giorni sarà peggio. Intanto i braccianti bulgari restano a guardare, non possono entrare né uscire da casa. In compenso però sotto i loro occhi c’è un maxi assembramento creato dai leghisti, dalle forze dell’ordine, dagli antagonisti. Come se qui giù invece il Covid non esistesse. Salvini si infila in macchina e ironia della sorte è costretto a passare proprio dalla zona rossa perché un muro umano gli impedisce il transito tra urla e proteste.

 Video e testo di Gabriella Cerami per HUFFPOST

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