MOZAMBICO: ATTACCO ALLA LIBERA INFORMAZIONE

La stampa in Mozambico non ha mai potuto essere veramente libera ed è spesso sottoposta ad intimidazioni quando tocca temi “delicati” in cerca della verità. Basta ricordare l’oscura morte del giornalista Carlos Cardoso, ucciso nel 2000 mentre investigava su un caso di corruzione da 14 milioni di dollari che coinvolgeva il più grosso istituto bancario mozambicano (Banco Comercial de Moçambique) e Nyimpine Chissano, il figlio dell’ex presidente Joaquim.

Dopo di lui ci sono stati altri casi. Il più recente è avvenuto nel marzo scorso quando il giornalista e commentatore del canale televisivo privato STV, Ericino de Salema, è stato rapito di fronte alla sede del Sindicato Nacional dos Jornalistas in pieno centro a Maputo, per poi essere rilasciato poco dopo, incosciente e gravemente ferito. Il sospetto è che si sia trattato di un atto intimidatorio per le sue critiche nei confronti dei poteri forti.

Un’ulteriore prova dell’inospitalità del contesto mozambicano alla libera informazione è arrivata nei giorni scorsi grazie alle investigazioni del direttore del quotidiano online Verdade, Aderito Caldeira, e della sua equipe. Ora che si stanno avvicinando due importanti appuntamenti elettorali che si preannunciano “critici” per il partito da sempre al potere, Frelimo (Frente de Libertaçao de Moçambique), – vale a dire le elezioni amministrative del prossimo ottobre e quelle generali previste per lo stesso mese del 2019 – ecco che vengono prese misure che possono sembrare “precauzionali” anche agli occhi dei meno maliziosi.

Censura economica

Lo scorso 12 giugno il Consiglio dei ministri mozambicano ha approvato, senza alcuna consultazione parlamentare, il decreto legislativo 40/18, che entrerà in vigore a partire dal prossimo 22 agosto e prevede l’aumento delle tasse per l’ottenimento e il rinnovo delle licenze per esercitare la professione giornalistica in ambito radiofonico, televisivo e su carta stampata. Le cifre di cui si parla sono a dir poco astronomiche, soprattutto quelle che riguardano i corrispondenti stranieri.

Registrare una pubblicazione costerà 3300 dollari, mentre una semplice radio comunitaria (molto diffuse nel paese ed estremamente utili per diffondere notizie nelle zone rurali dove il livello di alfabetizzazione è bassissimo e giornali nemmeno arrivano) dovrà versare 830 dollari. Sono previsti rinnovi annuali altrettanto salati, al punto tale da far pronosticare diverse chiusure, soprattutto fra i piccoli media privati e religiosi.

I più colpiti saranno però i reporter stranieri. I giornalisti freelance stranieri dovranno pagare 2500 dollari per essere accreditati ogni volta che entreranno nel paese per lavoro. I corrispondenti stranieri residenti in Mozambico dovranno pagare 8300 dollari all’anno. Anche i freelance mozambicani che vorranno collaborare con testate estere dovranno pagare. Per loro, che già hanno problemi a sbarcare il lunario, l’importo da versare sarà di 500 dollari all’anno.

Stretta preoccupante

Affinché tutto venga rispettato, la scorsa settimana le principali entità governative legate alla comunicazione in Mozambico hanno deciso di creare un ente regolatore ad hoc per controllare la comunicazione sociale nel paese.

L’obiettivo ufficiale dell’esecutivo è cercare di “disciplinare il settore”. Inoltre le nuove tariffe «obbediscono alle nuove circostanze del mercato», come ha affermato Emília Moiane, direttrice del Gabinete de Informação de Moçambique (il celebre “Gabinfo” che si occupa di concedere le licenze), rispondendo alle critiche esplose negli ultimi giorni sul settimanale Savana. Moiane afferma che il governo ha consultato il Conselho Superior de Comunicação Social de Moçambique (organismo che disciplina e assicura l’indipendenza dei media) per stabilire i nuovi importi, ma il direttore Tomás Vieira Mário, intervistato sempre dal Savana, ha detto di non essere mai stato interpellato e si è anzi detto «preoccupato per quello che può essere un fattore limitante a una libertà costituzionale».

Infatti sembra proprio trattarsi dell’imposizione di un bavaglio alla libertà di espressione e d’informazione attraverso mezzi economici. Di sicuro non avranno problemi media statali come il quotidiano Noticias o l’emittente Rádio Moçambique, mentre è chiaro che i pochi privati esistenti, che già annaspano per sopravvivere, verranno colpiti gravemente dalla misura che, tra l’altro, appare anche e soprattutto tesa a scoraggiare la stampa estera a lavorare nel paese.

Tutto questo non fa che peggiorare le condizioni della libertà di stampa nella nazione lusofona dell’Africa australe. Non a caso, nella classifica di Reporter Sans Frontieres di quest’anno, il Mozambico ha perso ben sei posizioni rispetto al 2017, piazzandosi al 99° su 179 paesi.

Secondo un rapporto pubblicato dall’Instituto para a Comunicação Social da África Austral (MISA) lo scorso maggio, nel 2017 sarebbero stati contati 21 casi di violazione della libertà di stampa di vario genere, come minacce aggressioni e denunce. Nel biennio 2016-17 le minacce ai giornalisti sarebbero aumentate dell’80%.

Fa specie ricordare che in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa (lo scorso 3 maggio) l’esecutivo aveva riconosciuto “il ruolo essenziale dei giornalisti nella democrazia” e si era impegnato a “garantire un ambiente propizio alla libertà dell’informazione”. A quanto pare però, solo per pochi abbienti giornalisti.

Articolo di Marco Simoncelli per NIGRIZIA

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