Nel Mediterraneo ora non c’è più nessuno. Moriranno in tanti, ma non lo sapremo mai…

Da lunedì nel Mediterraneo non c’è più nessuno a salvare migranti in difficoltà. Le politiche italiane e europee di criminalizzazione della solidarietà hanno reso impossibile il lavoro delle organizzazioni umanitarie. E ora anche quello istituzionale, legato alla missione Sophia, è terminato. Non è stato infatti trovato alcun accordo per il suo rinnovo e nuove regole del gioco sugli sbarchi. Sophia, missione prettamente navale, non disporrà più di alcuna nave. Si limiterà per altri sei mesi al pattugliamento aereo del Mediterraneo e, nel caso di avvistamenti di barconi in difficoltà, comunicherà la notizia alle autorità libiche. Se qualcuno risponderà mai ai centralini interessati. Moriranno in tanti, tantissimi, ma non lo saprà mai nessuno.

La Commissione europea si è detta contraria al compromesso raggiunto tra i governi europei. Secondo fonti dell’alto commissariato Ue, l’intesa “snatura Sophia e rende impossibile compiere il mandato. Senza navi, non è possibile fare seriamente contrasto ai traffici di esseri umani e ai traffici di armi e petrolio che ci ha incaricato di fare l’Onu”. “Sophia è una missione navale ed è chiaro che senza navi in mare la missione non potrà adempiere pienamente al suo mandato. Ma gli Stati membri hanno deciso così”, ha detto Maja Kocijancic, portavoce della Commissione europea.

La missione Sophia, poi, continuerà ad addestrare la Guardia Costiera libica. L’intenzione dei governi europei, sotto la spinta di Salvini e del gruppo di Visegrad è esattamente delegare alla Libia l’intero problema migrazione. La sorte di centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze africani è affidata a uno stato fallito, a un paese in guerra e che non ha sottoscritto fondamentali trattati sui diritti umani, alla base evidente dei grandi trafficanti di esseri umani, a una terra che ha generato i lager del terzo millennio ove il pane quotidiano sono lo stupro, la tortura, l’assassinio.

Matteo Salvini intanto ribadisce che la Libia è un porto sicuro. “Ci sono i funzionari dell’Organizzazione Internazionale per le migrazioni a garantire il rispetto dei diritti umani dei migranti rispediti in quel paese”. L’ennesima menzogna, visto che l’Oim, sulla Libia, da tempo dice ben altro e nei suoi documenti mette nero su bianco che “coloro che sono stati riportati indietro versano in condizioni al limite della sopravvivenza”.

 

Silvestro Montanaro 

 

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