Nessuno provi a mettere le “sardine” in scatola

Qualcosa di profondo si muove nel ventre della società italiana, soprattutto tra chi da tempo fa parte dell’area del non voto o non si sente rappresentato da partiti, presenti in parlamento e non, che si richiamano alla sinistra.

E’ un grande popolo sicuramente preoccupato della possibile deriva autoritaria, xenofoba e inneggiante a uomini della “Provvidenza” che ampiamente infetta ed appesta il nostro paese. E’ un grande popolo stanco di aspettare un’azione decisa e forte da parte di chi in questi anni è vissuto tra le mura dei propri conflitti interni di potere, ha perso ogni progettualità, ha di fatto consegnato aree intere di bisogni, paure, frustrazioni e angosce ai demagoghi che come funghi velenosi sono sorti sotto i rovesci della crisi.

Questo popolo, ancora una volta, ha deciso di prendere l’iniziativa. Di far da solo.

Fa quindi davvero specie la polemica di alcuni di fronte a questo straordinario protagonismo. Mi riferisco all’odioso, sterile e annoso problema del portare le proprie bandiere, alla devastante e infantile, prepotente e arrogante, abitudine di tentare di mettere cappello sui movimenti.

La bandiera delle sardine è rappresentata dal loro fisico essere in piazza, dal loro farsi barricata democratica rispetto all’incedere delle destre italiane.

E’ mia convinzione che le “sardine”, i tanti che in questi lunghi mesi di silenzio di ogni credibile alternativa allo squallore dominante hanno fatto sentire forte il loro dissenso, i movimenti degli studenti, quelli sul clima, quelli delle donne contro il ritorno di un’idea di una società oppressiva nei confronti dei loro diritti, quelli nascenti degli immigrati, si pongano il problema di una loro casa comune.

Questa enorme ricchezza di idee e di sogni, questo entusiasmo e la sua voglia di reali e profondi cambiamenti, non può essere episodico e ogni volta disperdersi. O cedere al ricatto delle cooptazioni in liste elettorali di chi da tempo ha smesso di sognare e di battersi.

Vado, e tantissimo, in giro per il nostro paese. Ho incontrato da nord a sud donne e uomini straordinari e competenti, idee nuove, un pensiero della politica assolutamente nuovo, mille nuovi Sankara pronti a mettersi umilmente al servizio della felicità per tutti, oggi maledettamente possibile, da cittadini del mondo. Uomini e donne che portano nel loro dna un’idea di futuro che è rottura con le attuali regole del gioco, innanzitutto con gli schemi neoliberisti e della finanziarizzazione della nostra società, che hanno capito che le uniche soluzioni ai problemi del nostro paese e del nostro pianeta devono essere comuni perché si fugga dai pericoli di nuovi conflitti e si sconfigga ingiustizie oramai insopportabili.

Bene, fatevi avanti. Coordinatevi stabilmente sui territori. Nelle vostre città e nelle vostre ragioni. Mettete insieme le vostre idee di futuro. Nominate i vostri leader, le vostre squadre rifuggendo la cultura tutta di destra e squallida del Leader Supremo. E poi ci si ncontri tutti a livello nazionale.

Costruiamo finalmente una nuova casa comune che faccia pesare le ansie e i sogni di tutti noi.

Facciamo dilagare la tempesta. Un nuovo mondo è possibile!

 

silvestro montanaro

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