NESSUNO SCEGLIE DI ESSERE PROFUGO. Parla l’autore di ” Il cacciatore di aquiloni”

“Quest’estate ho visitato il Libano e l’Italia, per cercare di vedere di prima mano cosa succede alle famiglie di profughi che cercano di raggiungere l’Europa. E in Sicilia sono stato in un cimitero pieno di tombe anonime. Molti di loro bambini che sono morti affogati come Aylan Kurdi, la foto del cui corpicino senza vita in riva al mare ha sconvolto il mondo. Ognuno di loro è stato ridotto a un numero e un codice scritto sulla tomba, ma erano uomini, donne e bambini che sognavano un futuro migliore. Ho provato una tristezza inenarrabile. Dovremmo unirci per evitare future tragedie. Che un uomo, una donna, un bambino, siano solo dei poveri numeri “. Esprime così i suoi sentimenti sulla tragedia dell’immigrazione, Khaed Hosseini Il celebre autore afgano di “ Il cacciatore di aquiloni “ e “ Mille soli splendenti “che in questi giorni pubblica “ Supplica al mare”, suo personalissimo impegno a umanizzare questo dramma che sembra non aver fine.
“Il flusso dei rifugiati è sceso quest’anno del 40%, ma la traversata del Mediterraneo è sempre più mortale, e più di 1.600 persone sono morte o scomparse quest’anno nel tentativo di raggiungere l’Europa”- denuncia Hosseini, nel doppio ruolo di scrittore e ambasciatore di buona volontà dell’ Unhcr, l’agenzia delle nazioni Unite per i rifugiati- “e noi dovremmo sempre ricordare che coloro che cercano di raggiungere l’Europa sono una minoranza disperata, mentre l’85% dei rifugiati rimangono nei paesi vicini ai luoghi origine delle loro tragedie, come il Pakistan, l’Uganda e il Libano che dovrebbero ricevere maggiore sostegno da parte della comunità internazionale, per quello che stanno facendo “.
Anche Hosseini è stato un rifugiato. All’età di 11 anni, quando la sua famiglia ha cercato asilo politico negli Stati Uniti dopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan.
” il sogno del rifugiato è sempre andare a casa “dice l’autore di ‘Supplica al mare’, preghiera di un padre immaginario per la sorte di suo figlio affidata alle onde, all’oscurità e alla vastità dell’oceano. ” Stasera posso solo pregare Dio di prendere il timone quando si perde di vista la costa e sentiamo di essere divenuti ben poca cosa”, dice il protagonista del romanzo.
“Va ricordato a tutti che i profughi sono persone come ognuno di noi. Tra loro ci sono medici, insegnanti o semplici esseri umani che vendono sigarette per la strada. Si lasciano alle spalle ciò che amano facendo un terribile salto nel vuoto. E se lo fanno, è perché è la loro ultima risorsa, perché la loro vita e quella della loro famiglie è in pericolo, perché cercano una vita dignitosa. Nessuno sceglie di essere un rifugiato . Nessuno vuole diventare un peso in altre parti del mondo. Il meno che si possa fare è rispondere loro con compassione ed empatia. E nel caso dei paesi europei, facilitando l’accesso sicuro e legale per i rifugiati, aumentando i reinsediamenti e rimuovere gli ostacoli al ricongiungimento familiare. E soprattutto rimuovendo le ragioni della loro fuga e del loro dolore”.

di Carlos Fresneda per El Mundo

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