NICARAGUA: LA RIVOLUZIONE TRADITA

“ Ricordo tanti nomi, quelli di persone e amici straordinari che sono morti in Nicaragua battendosi per un sogno. Ora, e mi fa male constatarlo, quello che fu un sogno sta divenendo un incubo, un’ autocrazia. E vedo che quelli che una volta furono dei rivoluzionari hanno perso persino il buonsenso che insegna che nella vita ci sono momenti in cui devi dire: ‘ vado via’ “.
Scandisce le parole Pepe Mujica dal suo scranno di senatore dando il suo voto a una mozione, passata all’unanimità in Uruguay, che condanna la repressione in atto in Nicaragua e invita Daniel Ortega, presidente di quel paese, a cessare ogni violenza contro la sua gente.
La situazione in Nicaragua precipita di giorno in giorno assumendo i contorni di una vera e propria guerra civile. Ogni tentativo di mediazione è saltato e i morti raggiungono già la spaventosa cifra di 300.
Tutto è iniziato quando a marzo è stata varata una riforma delle pensioni che la popolazione ha contestato. Una politica di sacrifici inaccettabile per un paese già stremato dalla miseria.
Quelle manifestazioni furono represse brutalmente con un bilancio altissimo di vittime. Quei primi morti infiammarono il paese che pretese giustizia e la cacciata del capo della polizia. La riforma contestata venne ritirata, ma il capo della polizia restò al suo posto e gli assassinii e gli arresti arbitrari si moltiplicarono. La risposta dei movimenti fu alzare il tiro. Daniel Ortega doveva andar via, dimettersi.
Il leader della rivolta sandinista contro la dittatura di Somoza viene accusato di aver trasformato il Nicaragua in feudo personale per la sua famiglia. La moglie vicepresidente destinata a sostituirlo, i figli ministri o a capo di settori strategici dell’economia e delle istituzioni. Insopportabile per un paese afflitto da antiche e nuove miserie.
A chiedere un passo indietro a Ortega sono anche tanti sandinisti della prima ora, tanti che coltivarono il sogno di una rivoluzione democratica e capace di giustizia sociale.
La risposta del regime è stata la repressione più dura, scatenando esercito, polizia e armando bande paramilitari. La mediazione della Chiesa nicaraguense per una anticipazione delle elezioni presidenziali all’anno prossimo è stata rifiutata. I vescovi nicaraguensi sono stati accusati di golpismo e tanti di loro pestati nelle manifestazioni.
Accanto a chi manifestava pacificamente, ora ci sono gruppi sempre più numerosi che si armano e assassinano a loro volta.
Una tragedia che sembra spianare la strada a chi nelle destre americane ha sempre sognato la rivincita contro la rivoluzione sandinista e che malvedeva il progetto, sostenuto dalla Cina, per la costruzione in Nicaragua di un canale tra Atlantico e Pacifico concorrenziale a quello di Panama.
Una tragedia che macchia di sangue, corruzione e tradimento, un grande sogno popolare di giustizia e libertà.

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1 Response

  1. Francesco Cecchini ha detto:

    A Managua giovedì 19 luglio una imponente manifestazione di massa ha commemorato il 39 ° anniversario della rivoluzione popolare sandinista. Più di centomila nicaraguensi hanno ascoltato le parole del presidente Daniel Ortega che hanno chiarito la situazione del Paese di fronte alla destabilizzazione contro in Nicaragua la patria di Sandino. Stessa destabilizzazione che è messa in moto per rovesciare il governo bolivariano in Venezuela e molto altro ancora . Il colpo di stato violento in Nicaragua è finora fallito. Ciò non significa che gli Stati Uniti e gli oligarchi si siano arresi, ma questa fase del loro sforzo di rimuovere il governo non ha avuto successo.

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