Nigrizia. Le piazze del mondo ribollono. Ora tocca a noi

Fatima e le sue amiche scendono per le strade di Khartoum in Sudan perché il prezzo del pane è andato alle stelle. Accade nei primi mesi del 2019. È solo l’ultima goccia di un vaso ormai colmo di oppressioni. La protesta nonviolenta della società civile dilaga fino a espugnare, lo scorso aprile, la poltrona del presidente Omar El-Bashir, al potere da 30 anni. Oggi c’è un governo provvisorio ed è avviata la transizione alla democrazia. Durerà tre anni e non sarà priva di insidie.

Kadidja, ogni venerdì, da 39 imperterrite settimane, insieme a milioni di giovani, sfila per le strade di Algeri al grido di Hurriya (libertà) e Silmiya(nonviolenza). Ostaggi di un potere cristallizzato attorno agli interessi di pochi – a governare oggi è l’esercito e una collaudata miscela di affari e carriere – questi cittadini chiedono una svolta e nuove istituzioni. Il presidente Bouteflika si è già fatto da parte ma i suoi delfini non mollano la presa e si ripresentano alle elezioni del 12 dicembre. La piazza lo sa bene e non demorde.

Christian e Moussa protestano insieme nelle strade di Beirut, irritati dalla tassa sulle telefonate via WhatsApp. Un sistema senza legami con la popolazione, che sta raccogliendo solo rabbia, ha messo sotto tiro la comunicazione perché mette in circolo le migliori energie del paese, quelle che vogliono il cambiamento. Lo stesso accade a Hong Kong: il tam tam dei social ha portato sulle piazze Brian Leung e migliaia di giovani, che da ormai 20 settimane si oppongono all’ingerenza del dominio cinese simboleggiato da un emendamento della legge sull’estradizione.

Anche l’America Latina è in subbuglio. Dalle piazze del Cile dove l’aumento dei prezzi dei biglietti dei tram fa scoppiare la rivolta a quelle della Bolivia sull’orlo di una guerra civile tra esercito e sostenitori del presidente dimissionario Evo Morales, in conflitto per il controllo del litio delle nostre batterie. Senza dimenticare il popolo di Haiti, di cui non si parla: in strada da mesi contro la corruzione, reclama giustizia e cibo. E sulla lista globale anche le piazze in ebollizzione di Praga, Teheran, Il Cairo, Quito.

Contesti e cause solo apparentemente diversi. Sono tutti sintomi di un’onda – alimentata da cittadini, soprattutto giovani e donne, senza distinzione di etnia e religione – che mette sotto accusa un sistema globale predatore di dignità.

Anche sulle strade d’Italia e d’Europa, cresce il divario tra i pochi eletti e i troppi esclusi. Anche qui è urgente farsi sentire, schierarsi, metterci la faccia e impegnarsi, sempre in modo nonviolento, perché il grido delle piazze del mondo si trasformi in un cantiere radicalmente nuovo di politiche, economie e stili di vita dai tratti umani e capaci di includere tutti.

 

NIGRIZIA

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