“Noi curdi ci siamo battuti per la vostra libertà. Come potete tradirci?”

E così, per i kurdi, la storia si ripete ancora. Le forze statunitensi, che avevano svolto una funzione di “ammortizzatore” contro l’invasione turca e il massacro dell’Unità di protezione popolareUnità di difesa delle donne(YPG-YPJ) e del popolo del Rojava, adesso si ritirano dalla regione. Erdogan sta attuando un’invasione totale, per via aerea e terrestre, dal giorno successivo al ritiro degli Usa. Il suo sostegno aperto all’Isis durante tutto il periodo della guerra a quell’organizzazione terroristica, era stato reso pubblico in diverse occasioni.

Non c’è bisogno di ripetere ancora che i Kurdi non hanno mai sparato un solo proiettile verso la frontiera turca, né che mai sono stati una minaccia. Non ne vale la pena. Come non vale la pena di ripetere che la Turchia ha una lunga storia di massacri e genocidi contro i Kurdi e altre minoranze. Oppure che attualmente occupa Afrin, in totale violazione al diritto internazionale, dove le persone vengono sequestrate, massacrate, deportate e torturate ogni giorno e gli Yazidi e i Cristiani vengono obbligati a convertirsi all’Islam.


I tank turchi avanzano. Foto tratta da akhbarak.net

 

Come possiamo esprimere, in quanto Kurdi, i nostri sentimenti verso questo tradimento della comunità internazionale dopo aver dato tanto per la sua libertà e la pace?

Come potremo sopportare, come Kurdi, il dolore di quel sappiamo, e abbiamo sempre saputo, che porterà con sé questa invasione? Da quante guerre possiamo essere investiti nel corso di una vita? Quante generazioni dovranno ancora essere deportate, ridotte senza patria, senza casa? Quanti di noi dovranno crescere in accampamenti provvisori per poi essere di nuovo puniti ed etichettati come terroristi per aver scelto l’abbraccio delle montagne?

L’oppressione turca sui Kurdi vista da Zerocalcare

 

E ancora, in quanto donne kurde, come possiamo parlare del terrore che affronteranno le nostre sorelle alla frontiera del Rojava, quando l’immagine mutilata         di Bari nella nostra mente collettiva è ancora tanto fresca e ci mancano tante sorelle Yazide?

E come possiamo sopportare, in quanto Kurdi, e come esseri umani, che una tale ingiustizia e una simile parodia esistano in modo consapevole, apertamente, mentre voi offrite un rituale di parole sulla democrazia e il diritto internazionale e i diritti umani?

Non mi parlate di umanità. Non parlatemi di democrazia. Non mi parlate di solidarietà. Oggi non credo a nulla, sapendo che il sangue dei nostri YPG-YPJ è ancora fresco nei cimiteri del Rojava e che tutto questo è stato anche per voi; ed è tutto invano.

 Hawzhin Azeez, poetessa  kurda

 

da Comune-Info

 

 

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