NON ADDOMESTICATE LE BAMBINE. LASCIATE CHE SIANO IRRIVERENTI E DIVENTINO DONNE FORTI.

Dove sono le bambine irriverenti che eravamo?
Ci sono state, io ne sono sicura.

Dove ci siamo perse?
Prima o dopo la traversata della navata?

Dentro a quella strada già tracciata,
nata prima di noi?

Dove sono finite le gambe all’aria senza preoccuparsi dello sguardo altrui?
Le boccacce?
Il sentire sincero?
La verità su quello che avremmo voluto?

Dove sono finite le dita nel naso, le mani pulite sul vestito e chissenefrega?

Sono finite prima del:

Prometto mamma, sarò buona, lo farò per te, per papà, per il marito che sposerò, per acquietare l’ego di tutti gli uomini del mondo“.

Dove sono finiti gli inciampi?

E i petali di rosa che volevamo lanciare a modo nostro, magari senza un senso o tenerceli tutti per noi? O buttarli via che le rose ci fanno schifo?

Dove è finita quella voglia di non essere mostrate, di fare quello che ci chiedono, spinte sulla navata già da piccole?

Dove ci siamo perse?
Dove sono quelle bambine?
Che a ritrovarle a quarant’anni non è facile.

I capricci. I pianti che erano richieste?

Sono latenti, addormentate forse, qualcuna si è svegliata in corner all’alba dei cent’anni.

Ma ci sono. Sono lì. Basta cercarle, andare indietro, ancora indietro, là dove i ricordi non riescono ad arrivare.

Prima del prima.
Del maschilismo, fiato in placenta; dei fiocchetti e nastrini, dei buchi alle orecchie, del come sei carina e del bisogno di compiacere.

Ogni tanto emerge quella bambina irriverente dentro di me.

È la stessa che vorrebbe mandare al diavolo i: si deve.

È quella della mattina appena sveglia. Degli errori. Delle figure di merda. Del vado bene comunque.

Cercate quelle bambine irriverenti, e se non ci sono, imparare ad esserlo come donne, che non è mai tardi.

Oggi è successa una cosa, una bambina di due anni e mezzo, forse tre, in un grande negozio sportivo, capelli lunghi, leggins rosa, ha tirato su due pesetti di quelli da palestra e ha detto a sua madre:

“Guarda come sono fotte, proprio fotte“.

La sua mamma si è girata e subito le ha risposto: “Mettili giù che ti fai male!” ma lei continuava e si guardava i muscoli, entusiasta della sua forza.

Rischiate, fatevi male, lasciate che le vostre figlie facciano altrettanto. È lì che nasce l’autostima, nelle parole e nelle azioni.

Dentro ai tentativi.

Sei forte, avrei voluto dire a quella bambina e avrei voluto che qualcuno lo dicesse a me. Come un’impronta.

Come un: certo che sei forte, ce la puoi fare.

Non aspettare il bacio per svegliarti, né il dolore oltre la navata.

Siate irriverenti e forti. Di quella forza sfacciata.

È in quel luogo che accadono le cose.

E, a volte, sono quelle che ci fanno ritrovare chi siamo.

Non addomesticate le bambine. Nemmeno quelle che esistono ancora dentro voi.

 

Penny

insegnante, scrittrice e madre di due adolescenti di cui una, Ludovica, è l’autrice del disegno che illustra questo intervento

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