Non esistono i delitti passionali

“… L’amore tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L’amore non avrà mai fine”.

Inno all’amore (S. Paolo) .

Il nostro modo di percepire l’amore arriva da lontano. Leggete la lettera agli sposi di Dio, illuminante.

…Te la affido.
La prendi dalle mie mani e ne diventi responsabile

E ancora:

… Volevo affidarla a qualcuno che se ne prendesse cura, ma volevo anche
che lei arricchisse con la sua bellezza e la sue qualità la tua vita…

Ci hanno insegnato che esistiamo solo se c’è un uomo che ci ama, per prenderci cura di lui. E, in qualche modo illuminare la sua vita.

Per secoli ci hanno insegnato a credere che l’amore maschile, quello vero, sia passionale,

Mi ama, per questo è geloso.

Tanto che, a volte, può oltrepassare i limiti e le misure. Lui può oltrepassare i limiti.

Nella relazione di coppia, anche tra le giovani generazioni, la gelosia e l’egocentrismo della passione maschile viene data per scontata.

Quante volte abbiamo letto titoli di giornali in cui l’uccisione di una donna per mano del suo uomo viene giustificata come la conseguenza di un amore tormentato e dall’ incapacità dell’uomo di accettare la separazione.

Addirittura si parla di vendetta.
Per cosa non si capisce.

E la storia del femminicidio si trasforma in delitto passionale.

Il problema è che i sentimenti qui non esistono, se non quelli di una arroganza verso sé stessi ed una supremazia e potere verso la propria compagna, moglie, ex moglie e così via.

Non c’è rimorso in questi uomini, anzi, casomai sollievo per aver eliminato l’odio e la rabbia legati al senso di impotenza rispetto alla donna che li voleva lasciare, alla donna che diceva basta alle prevaricazioni.

Uccidono perché è solo in questo modo che sanciscono il loro potere assoluto su quella donna che si ribella.

A volte, per punirla, ne uccidono persino i figli.

L’obiettivo è quello di toglierle tutto, persino la cosa più preziosa che ha una madre, i figli. Annientarla, è la parola giusta.

“Chi lo avrebbe mai detto! “, esclamano i vicini, gli amici…

Invece, quelle morti avevano una storia di soprusi e abusi che nessuno ha voluto vedere.

Le vittime dei femminicidi, le donne maltrattate, difficilmente riescono ad uscire dalla violenza familiare, perché quella ribellione destabilizza tutto il contesto.

Lo sa bene chi si è separato.
“Aspetta, fate pace per il bene dei figli. Non vorrai far soffrire i bambini, vero?”.

A volte, persino le madri si tappano gli occhi e spingono le donne a rimanere dove sono.

Quella che vedono i figli si chiama violenza assistita ed è dolore ed è memoria e andrebbe contrastata, non respinta.

La famiglia rimane un luogo sacro.

E allora la violenza maschile viene trasformata in lite fra i coniugi, in conflittualità, in rapporti burrascosi, in problemi superabili e le donne continuano a
subire, a essere sottovalutate quando denunciano: “Signora torni a casa, vedrai che le cose si metteranno a posto”.

Invece, non si mettono a posto e quelle che hanno il coraggio di denunciare non sempre riescono ad ottenere condanne giuste.

Ecco. Volevo scriverlo. Ribadirlo.

La violenza di genere si previene.

Tanto, mi sa che dobbiamo fare noi, iniziando a smarcarci quando l’uomo che abbiamo accanto attua azioni di controllo, quando fa di tutto per renderci insicure e ci opprime anche psicologicamente, ci denigra, chiudendoci in un rapporto esclusivo di dominazione.

Quando la società ci richiama a un ruolo e non si occupa davvero di noi. Madri, padri, fratelli…

Poi, dobbiamo continuare a ripetere che l’uccisione di una donna per mano di un uomo, il suo compagno, suo marito, ex marito, non è un delitto passionale ha un nome preciso: femminicidio.

Non riconoscere quel nome, non farlo entrare a pieno titolo dentro alla nostra legislazione, non farlo comparire nei titoli dei giornali, vuol dire negare il problema.

E siccome noi donne sappiamo smuovere montagne, io non ci sto. Voi, spero neppure.

Penny
Ps: leggete Paola Di Nicola.

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