Non illudiamoci. Il razzismo e la paura non sono stati sconfitti

In Messico si moltiplicano gli episodi di intolleranza verso le carovane dei migranti. In India milioni di persone presenti nel paese da anni e anni, ma provenienti dal Bangladesh, vengono dichiarate stranieri. In Bangladesh i profughi Rohingya sono trattati come bestie immonde. In Sudafrica è ripresa la caccia agli stranieri provenienti dal Mozambico, dal Malawi e dalla Nigeria.

Ovunque si stendono chilometri di filo spinato e si ergono nuovi muri. In America, in Polonia, in Ungheria…

E ovunque nascono formazioni politiche che fanno della paura dell’invasione, della guerra allo straniero ladro di ricchezza e identità, la loro unica ragione di esistenza e, purtroppo, di successo.

Il mondo sta divenendo razzista? Noi italiani possiamo sentirci al sicuro visto che il locale leader xenofobo è stato, per ora, fermato nell’assalto a tutti i poteri?

La risposta non può non essere complessa.

Il razzismo, la paura dell’altro, non sono figli di capitani di ventura pronti a ogni orrore pur di conquistare un pò di potere. Questi avventurieri giocano su un terreno maledettamente fertile di problemi irrisolti.

Il mondo intero vive una stagione di grandi migrazioni. E il fenomeno è destinato a crescere e non solo per le emergenze climatiche e il crescere dei conflitti che spingono e spingeranno masse enormi a spostarsi per non soccombere.

La ragione più vera, tutta maledettamente politica, a mio parere, è legata ai modelli di sviluppo che governano il mondo. Ricchezze sempre più concentrate in pochissime mani, loro redistribuzione inesistente, il lavoro che scompare ovunque soppiantato da macchine e intelligenza artificiale, le grandi compagnie multinazionali che usano i paesi del mondo come piattaforme sulle quali planare a seconda delle convenienze e da cui fuggire per le stesse ragioni.

A fronte di tutto questo viviamo in una società fondata ancora oggi, assurdamente, sul reddito e sul profitto, dove a grandi masse di popolazione non resta altro che migrare inseguendo opportunità che, però, sono già minime per le popolazioni dei paesi in cui si presentano.

Viviamo e vivremo la stagione delle guerre tra poveri alimentate da elites incapaci, o peggio ancora, schierate a difesa dell’esistente e dei grandi poteri che lo governano.

Niente potrà fermarli se non ripensare interamente le regole del gioco attuali.

Anche per questo, seppur è buona novella che al Ministero degli Interni del nostro paese, ci sia oggi un inquilino con diversa sensibilità umana verso le migrazioni, sarebbe da folli pensarci al sicuro. Nessuna autocritica è stata fatta rispetto alla precedente esperienza di governo che della guerra ai migranti e alla solidarietà ha fatto il suo punto di forza.

Solo immaginare coraggiosamente il futuro, ribaltare drasticamente le regole che governano il mondo, può regalarci uno spiraglio di speranza.

 

silvestro montanaro

 

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