Nuova condanna per Lula

Dopo la gioia dei suoi primi giorni in libertà, Lula da Silva ha ricevuto un colpo durissimo sotto forma di una seconda sentenza che lo condanna a 17 anni, un mese e dieci giorni di carcere. È quanto deciso dai giudici del Tribunale regionale federale (TRF-4), una corte d’appello, nel caso della tenuta di Atibaia. Questo è un processo diverso da quello che lo ha portato in prigione l’anno scorso e, sebbene Lula non tornerà in prigione a breve termine, la verità è che questa nuova condanna rischia di scrivere la parola fine sul suo futuro politico.

Lula, in questo processo,  era accusato di aver beneficiato dei lavori di riforma che gli appaltatori di Petrobras (principalmente Odebrecht, al centro di un meccanismo spaventoso di corruzione) avrebbero realizzato in una casa di campagna ad Atibaia, fuori San Paolo. La casa non era di Lula, ma di Fernando Bittar, un suo caro amico, ma l’ex presidente andava lì nei fine settimana con la sua famiglia, quindi gli investigatori hanno concluso  che in realtà era lui il vero beneficiario di quelle ristrutturazioni.

Quando ha spiegato il suo voto, il giudice Gebran Neto ha affermato che “non importa” se Lula era il proprietario di quella casa o no, perché è stato dimostrato che Lula ha usato la proprietà: “Abbiamo molta documentazione di prova, con rapporti di esperti, con documenti e testimoni, che ha usato la proprietà, nella quale aveva portato persino il suo archivio e per la quale aveva più volte chiesto miglioramenti.

E di processi ne sono in arrivo tanti altri…

E’ evidente che contro Lula c’è stato accanimento giudiziario. Altrettanto evidente è che è stato parte di un sistema di corruzione generalizzata.

Gli anni di Lula presidente hanno liberato dalla povertà estrema milioni di brasiliani. Altrettanto vero è che le riforme volute da Lula non hanno cambiato il segno di una società, quella brasiliana, che era ed è rimasta la più ingiusta possibile.

Il vero potere in Brasile hanno continuato ad essere le lobby finanziarie e lo sviluppo, la partecipazione della povera gente allo sviluppo, sono stati basati su una grandissima frode. Nessun vero potere d’acquisto, nessuna strutturale redistribuzione dei redditi, ma l’odioso sistema delle carte di debito. Si è offerta la possibilità di acquisire beni pagandoli a rate. Per pagarle, a rata si è aggiunta rata, a carta di debito si è aggiunta carta di debito, e i brasiliani sono divenuti un popolo di schiavi finanziari indebitati fino al midollo.

La strada del cambiamento nel gigante sudamericano non porta più il nome del presidente operaio. Da tempo.

 

 

 

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: