PALESTINA: IL RITORNO DI ERODE

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La Defence for Children International Palestine riporta che, ogni anno, dai 500 ai 700 bambini palestinesi vengono processati davanti a un tribunale militare israeliano. Nel 97% degli interrogatori non sono presenti né genitori, né avvocati, mentre il 75% dei bambini riferisce di aver subito delle aggressioni durante la detenzione. Secondo la DCIP “il maltrattamento dei bambini palestinesi rimane diffuso e metodico all’interno del sistema di detenzione militare israeliana, dal momento che i bambini arrestati dalle forze israeliane arrivano nei centri per gli interrogatori bendati, legati e privati del sonno.

Sari Bashi, direttrice di Human Rights Watch nelle zone d’Israele e Palestina, ha affermato che “i bambini palestinesi vengono trattati con metodi che terrorizzerebbero e traumatizzerebbero un adulto”.
Nello suo ultimo rapporto annuale, Amnesty International ha rivelato che le forze israeliane “hanno torturato o maltrattato i detenuti palestinesi, inclusi i bambini, con metodi particolari durante l’arresto e l’interrogatorio.” Con modalità che includono: “manganellate, schiaffi, soffocamento, ammanettamento prolungato, condizioni di forte stress psico-fisico, privazione del sonno e minacce”.
Dall’ottobre del 2015 i tribunali israeliani hanno emesso oltre 250 ordini di arresti domiciliari nei confronti di bambini e ragazzi, costretti a non lasciare la propria casa neanche per sottoporsi a cure mediche né per motivi scolastici. I genitori fungono da guardie; la violenza in questo caso viene mandata avanti sul piano psicologico, e le famiglie vengono così coinvolte in un processo di detenzione, il cui vero fine pratico è ancora da determinare.

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