PALESTINA: LIBERTA’ PER AHED TAMIMI

Ahed Tamimi è una ragazzina palestinese di 17 anni appena compiuti.
Rischia di divenire maggiorenne all’interno di una prigione israeliana.
La sua colpa? Ha preso a schiaffi e pedate due soldati israeliani nel corso di una manifestazione. Volevano usare casa sua per lanciare bombe lacrimogene contro la sua gente che manifestava contro l’occupazione israeliana e la decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale della sola Israele. Per questo è stata arrestata, processata da un tribunale militare, e non civile, e condannata a otto mesi di carcere e una pesante multa pecuniaria. Il suo processo è stato a porte chiuse. Gli interrogatori cui è stata sottoposta, in assenza di un legale, sono un odioso intreccio di molestie e minacce. Due uomini interrogano la minore. Fanno apprezzamenti sul suo aspetto fisico e la intimidiscono giurando di arrestare tutta la sua famiglia se non collabora.
Ahed vive in un piccolo villaggio circondato dagli insediamenti dei coloni israeliani. Prigioniera in casa propria. Per andare a scuola deve passare per un check point israeliano e sperare che i soldati le consentano il passaggio. Sa che a pochi chilometri da dove vive c’è il mare. Ma non può andarci. Anche per questo, come per mille altre cose, a decidere sono quelli che occupano la sua terra.
Nel suo villaggio c’è una fonte d’acqua. I coloni israeliani vogliono impossessarsene. Alle manifestazioni di protesta del villaggio, l’esercito israeliano risponde con durezza impressionante.
Tra i motivi che avrebbero indotto Ahed ad affrontare i militari israeliani il 15 dicembre ci sarebbe il ferimento del cugino Mohamed, di 15 anni, colpito alla testa, durante una manifestazione svoltasi lo stesso giorno, da un proiettile di gomma sparato da un soldato israeliano, che lo ha preso al naso, rompendogli la mascella e perforando la parte sinistra del cervello che gli è stata rimossa.
«Condannando Ahed a otto mesi di carcere, le autorità israeliane hanno confermato ancora una volta di non avere alcun rispetto per i diritti dei bambini palestinesi e non hanno intenzione di invertire le loro politiche discriminatorie. Secondo la Convenzione sui diritti dell’infanzia, di cui Israele è parte, l’arresto, la detenzione o la detenzione di un bambino devono essere usati solo come misura di ultima istanza e per il periodo di tempo più breve possibile», ha dichiarato Magdalena Mughrabi, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa, chiedendo l’immediata scarcerazione di Ahed Tamimi. «La condanna di oggi è un altro esempio allarmante del disprezzo delle autorità israeliane per i loro obblighi di proteggere i diritti fondamentali dei palestinesi che vivono sotto la loro occupazione, in particolare i bambini. Ahed Tamimi è un minore. Nulla di ciò che ha fatto giustifica il suo imprigionamento e lei deve essere rilasciata immediatamente».

Ahed deve essere liberata. Non può essere punita ancora una volta per il suo sacrosanto voler vivere libera in casa propria.
Firma l’appello per la sua liberazione: https://www.amnesty.it/appelli/rilasciare-immediatamente-ahed-tamimi/

 

Ultime notizie: Stamane i soldati israeliani che già avevano arrestato  la mamma di Ahed, sono entrati nuovamente nel suo villaggio e hanno arrestato anche Waed, suo fratello maggiore.

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