“Papponi ” e cattivo giornalismo

Mai in Italia si era arrivati a tanto.
Giornalisti definiti ” sciacalli” e “puttane”. Un’accusa volgare sparata nel mucchio.
” Quando ce vo’, ce vo’…”, ha ribadito uno dei due vicepremier di questo tristissimo autunno della vicenda italiana mostrando un elenco di titoli di giornali riferiti alla vicenda giudiziaria del sindaco di Roma, Virginia Raggi. Alcuni assolutamente normali se è ancora un diritto dovere far cronaca, rendere conto, di una vicenda giudiziaria. Altri decisamente infamanti, volgarmente sessisti. Questi ultimi tutti opera di fogli che abitualmente inneggiano all’altro vicepremier di questo governo. Una sporca guerra nella casa comune che si è scelto di abitare. Ma con solita viltà si preferisce sparare nel mucchio, mettere all’indice un’ intera categoria e chi ne fa parte, indicarla all’opinione pubblica e ai propri seguaci come un mondo di servi prezzolati. Un attacco feroce, e ripeto volgarissimo, ad uno dei pilastri del vivere democratico. Ad opera di rappresentanti, pro tempore grazie al cielo, di istituzioni che la democrazia dovrebbero invece difendere e far crescere.Innanzitutto il giornalismo che in Italia ha scritto pagine importanti, talvolta eroiche, che ha i suoi morti ammazzati, da potenti e mafiosi, nel tentativo di servire la verità. Che ancora oggi ha tante e tanti che ogni giorno fanno onestamente, e a rischio, il proprio dovere mentre la politica non fa il suo.
Virginia Raggi era al centro di un’indagine giudiziaria che era giusto raccontare. Se qualcuno ha ecceduto e fatto altro, ne vanno fatti i nomi e esistono vie legali, democratiche, per fare giustizia. La vicenda andava, però narrata, come lo sono state quelle che hanno visto protagonisti i suoi predecessori. Il problema vero è che i due autori delle infamanti accuse sono anche i fautori di quella logica illiberale che vede il nemico in ogni critica. Sono ” i bravi ragazzi” cui tutto è permesso, che devono essere lasciati lavorare in pace, i possessori dell’unica verità e del verbo assoluto da adorare mentre pian piano ci sollevano dalla nostra cecità. Nei fatti quelli che a un pensiero unico vogliono sostituire un altro pensiero unico, il proprio. Barbarie allo stato puro!
Sono loro, anche, i depositari della vera difesa dei diritti delle donne. Da difendere contro il sessismo imperante. Ipocritamente dimentichi del sessismo alimentato a tutto spiano contro le donne “nemiche”. Il linciaggio con toni da taverna e da cultura dello stupro cui sono state sottoposte Laura Boldrini e Elena Boschi sulle loro pagine non lo dimenticherò mai. E ho la coscienza a posto. Nessuna simpatia per entrambe, neanche per la Raggi, ma per tutte, per quel che conta, ho denunciato la violenza sessista cui sono state sottoposte.
Sbraitano e minacciano Di Maio e Di Battista in nome del buon giornalismo che verrà partorito dalle loro gesta. Doppiamente ipocriti. Hanno avuto più occasioni per sgombrare la strada al buon giornalismo e le hanno mancate tutte. La più evidente è ancora in corso, il rinnovo dei vertici della Rai, la maggiore azienda culturale del paese.
Era legittimo aspettarsi da parte di chi parlava di cambiamento, un radicale cambio di passo. Innanzitutto un chiaro e qualificato contratto di servizio per un’informazione che permettesse agli italiani di essere cittadini coscienti e critici del loro mondo più vicino e di quello apparentemente lontano. Solo dopo sarebbe stato giusto pensare a chi meglio poteva interpretare tale missione. E invece…Un’altra squallida e interminabile lottizzazione. Fedelissimi dei nuovi potenti al posto dei fedelissimi dei potenti del passato.
Il giornalismo, l’editoria italiana, hanno tanto da cambiare. Esistono problemi strutturali che sono oramai divenuti veri e propri cancri. L’accesso alla professione resta ancora legato allo strapotere degli editori. Centinaia e centinaia di bravi cronisti vengono pagati in nero pochi euro a pezzo. Regole di vera e propria casta imperversano. La malattia dell’autocensura dilaga. Non è un mondo di verginelle, poco ma sicuro.
Ma non saranno ” papponi” vecchi e nuovi della politica, interessati solo a occupare le caselle che contano con proprie penne al servizio, non saranno gli odiatori di ogni critica, a regalarci un cambiamento vero nell’informazione.

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