Da sinistra a destra, sul palco delle autorità per le celebrazioni dell'armistizio della Prima guerra mondiale a Parigi: il primo ministro canadese Justin Trudeau, il principe del Marocco Moulay Hassan, il re del Marocco Mohammed VI, la first lady americana Melania Trump, il presidente americano Donald Trump, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel e sua moglie Brigitte Macron, il presidente russo Vladimir Putin and il governatore generale dell'Australia Peter Cosgrove (LUDOVIC MARIN/AFP/Getty Images)

Parigi ignora il sacrificio africano nella Prima Guerra Mondiale

L’11 novembre Parigi ha ospitato poco meno di settanta Capi di Stato, provenienti da tutti i continenti, per ricordare il centenario dell’armistizio che mise fine alla Prima Guerra mondiale. Il trattato venne firmato tra Francia e Germania in un vagone ristorante poco dopo le cinque del mattino nella foresta di Compiegne.

Durante il conflitto molti africani furono costretti ad arruolarsi, per combattere una guerra non loro. Soldati coloniali in mezzo all’orrore. Centinaia di migliaia di africani dovettero partecipare alla guerra dei loro colonizzatori: basti pensare ai fucilieri senegalesi, provenienti non solamente dall’attuale Senegal, ma da tutta l’Africa occidentale francese. Il corpo, composto da centocinquantamila africani di quell’area e da quarantamila malgasci, vennero reclutati nei ranghi francesi.

Il corpo dei fucilieri era stato creato nel 1857 da Louis Faidherbe, governatore del Senegal, per supportare i francesi nelle loro conquiste in Africa. Ma con l’inizio della Grande Guerra tutto cambiò. I tiratori “neri” non più volontari, vennero reclutati ovunque, anche con la forza. Una caccia all’uomo che ricorda la tratta degli schiavi.

Ma il contingente coloniale più importante di Parigi era composto da magrebini (tunisini, marocchini e algerini), dette le truppe degli spahis.

La Francia schierò quasi mezzo milione di uomini nelle suo colonie: centottantamila nell’Africa subsahariana, duecentosettantamila nel Magreb, quarantamila in Madagascar. I britannici, invece,  “solamente” duecentomila.

Molti di loro vennero inviati a combattere in Europa. Soldati poco addestrati, mal equipaggiati, confrontati anche con l’orrore delle trincee di Verdun, in mezzo al fango, ai ratti, al gelo: il quarantacinque per cento di loro venne ferito e il ventidue per cento morì per la gloria della Francia.

Gli interessi per il continente africano a quel tempo erano sia politici che economici, e, a volte anche strategici. I tedeschi avevano installato i loro potenti telegrafi senza fili a Lomé (Togo), Windhoek (Namibia), Dar es-Salaam e Duala (Camerun). Nel film La Regina d’Africa, con Hamphry Bogart  e Catherine Hepburn, viene ricordato (anche se romanzato), un episodio bellico che avvenne nel Lago Tanganika. La Regina d’Africa era una potente corazzata che i tedeschi avevano costruito nelle sue acque.

Ma all’epoca la vera ricchezza era l’uomo “nero”. Tutti gli Stati belligeranti reclutavano soldati, ausiliari, portatori “indigeni” in proporzioni tali che nel continente il conflitto era fatto da africani contro gli africani stessi.

Secondo le stime di alcuni storici durante il conflitto morirono tra 1,5 e due milioni di africani, anche a causa delle cattive condizioni sanitarie, per fame, saccheggi. Popolazioni civili vennero decimate per la devastante carestia a Rumanura, in Ruanda. Nell’Africa dell’est la spagnola, una terribile epidemia scoppiata alla fine delle ostilità, causò tra le cinquantamila e le ottantamila vittime. Jürgen Zimmerer, docente di storia all’università di Amburgo ha sottolineato: “Alcune aree si sono totalmente trasformate durante la guerra, laddove è stato possibile, ci sono voluti decenni per riprendersi”.

Durante il periodo bellico la Francia aveva trasportato in Europa centomila algerini e quarantamila marocchini come mano d’opera a buon mercato per i suoi arsenali, le fonderie, le fabbriche di munizioni, l’industria metallurgiche e chimica oppure semplicemente per coltivare i campi. Alla fine delle guerra la maggior parte di loro vennero rispediti a casa, perché rappresentavano un surplus economico inutile e una “minaccia sociale”.

La storia è un’ottima maestra, ma, come sempre, ha pochi alunni. Oggi respingiamo con forza i pronipoti, i discendenti di questi uomini e donne dell’Africa, che oltre cento anni fa combatterono per noi, per la nostra pace, certamente non per la loro.

 

Cornelia I. Toelgyes per AFRICA-EXPRESS

corneliacit@hotmail

@cotoelgyes

 

Nota Raiawadunia:  Questo orrore si ripetè nella Seconda Guerra Mondiale. A molti dei combattenti africani non fu versato il soldo di guerra. Chi provò a protestare, venne massacrato dalle truppe francesi.

 

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: