Patrimoniale non è una brutta parola. Anzi…

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Aiuto, arriva la patrimoniale! Un urlo sofferente si alza nell’opinione dei più. Possiamo noi italiani contribuire in ragione delle nostre possibilità al sostegno di un Paese in ginocchio? Dovremmo noi, secondo la ricchezza di ciascuno sostenere le enormi spese a cui il sistema pubblico è chiamato a far fronte? La logica direbbe di sì. Se c’è una situazione eccezionale si prevede una risposta eccezionale. Se le casse pubbliche avranno meno entrate fiscali (in tanti non pagheranno o verseranno assai meno perché il loro reddito sarà ridotto o azzerato) e molte uscite straordinarie cosa si fa? Gli eurobond, sui quali pure il governo si mostra fermissimo a richiederli, non dobbiamo scambiarli per la porta del paradiso. Sono titoli di debito. Soldi che chiederemo in prestito agli investitori di tutto il mondo. Il disaccordo in Europa è sulla condivisione del prestito, sul fatto cioè che non tanti Paesi europei vogliono, come noi chiediamo, farsene garanti: uno per tutti e tutti per uno, qualora il debito non fosse onorato. Ma in ogni caso quei soldi saremo tenuti a restituirli.Ciascuno si paga il suo debito. Non c’è mica il mago a farlo al nostro posto? E il debito dell’Italia lo dovranno pagare gli italiani versando le tasse che – immagino – nel prossimo futuro di certo non diminuiranno.

Dal momento che storicamente la virtù di essere in regola col fisco è divenuto un vizio di pochi, una parte dell’Italia le paga e un’altra Italia no, il carico fiscale futuro sarà prevedibilmente altrettanto diseguale.

Dunque chiedere, come timidamente propone il Pd e contro cui già si è levato lo sdegno dei più, ai ceti abbienti (coloro che dichiarano un reddito superiore agli ottantamila euro l’anno) di contribuire in misura straordinaria e progressiva alla “una tantum” mi parrebbe una misura giusta, tollerabile, logica. Tassare il patrimonio, invece che il reddito, farebbe venire alla luce i furbi del 740: coloro che dichiarano poco o nulla ma posseggono molto o moltissimo.

Chi più ha più dà. O no?

Antonello Caporale

La parola spaventa risparmiatori ed eredi, ovvero chi ha qualcosa e magari molto da parte, accantonato o più spesso piovutogli dal cielo. In Italia quasi tutte le forze politiche si affannano ad assicurare i cittadini, in quanto elettori, che non vi sarà nessuna imposta patrimoniale. Ultimamente anche Romano Prodi.

Un altro esempio di come sia lontana la Germania. Non che là tutti siano d’accordo. Certamente no, ma per i tedeschi la patrimoniale non è un tabù. Vengono discusse in concreto ipotesi di prelievi, soprattutto a carico dei più ricchi, a copertura degli aiuti pubblici. Senza pudori Stefan Bacheconomista del noto Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung (Diw), entra nel merito su come ripartire le maggiori imposte fra addizionali sui redditi alti e appunto un’imposta sui grandi patrimoni. Anche a carico dei proprietari di piccole-medie imprese.

Eppure il loro debito pubblico è relativamente basso, circa il 60% del prodotto interno lordo (Pil). Sicuramente salirà, ma non minaccia di esplodere. La situazione italiana è molto peggiore: l’epidemia di coronavirus sarà una mazzata per la finanza pubblica. Il rapporto debito/Pil sta crescendo spaventosamente. Non aumenta solo il numeratore (debito), ma diminuisce anche il denominatore (Pil). Già il calo del Pil, previsto per ora del 9%, fa salire il debito pubblico dal 135% al 150%. Anche senza un aumento del debito, per altro scontato.

Con tutto ciò in Germania parlano senza ritegno di una patrimoniale, citando anche quella del 1952 (Lastenausgleichsgesetz) che aveva come aliquota il 50% (sì, cinquanta per cento, non è un errore di stampa), per altro scaglionato su 30 anni. Invece in Italia il minimo cenno a una patrimoniale provoca un’immediata levata di scudi.

Anzi, molti si trastullano a ribadire il proprio sdegno per il prelievo dello 0,6% sui conti correnti del 1992 del governo Amato. Un’inezia pensando a cosa capiterebbe a risparmiatori italiani in caso di default, ovvero di insolvenza del Tesoro. Questa è infatti un’altra delle poche alternative per ridurre il debito pubblico. Per chi non l’avesse capito, in tale scenario subirebbero pesanti perdite di valore anche i proprietari di immobili. Basta vedere cos’è capitato in Grecia.

Beppe Scienza

da IL FATTO QUOTIDIANO

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