Per favore, dite alle vostre bambine….

Dite alle bambine che non devono essere sempre gentili. Che la rabbia è uno stato d’animo normale, e che è bene provarla. E se qualcuno le tratta male possono difendersi e pure protestare. Se vengono prevaricate, possono mettere da parte la gentilezza e farsi sentire. Arrabbiarsi è un loro diritto.

Dite alle vostre bambine che il “no” è una risposta lecita come qualsiasi altra. Qualcuno, nella vita, si aspetterà che siano compiacenti e sottomesse. E devono essere preparate. Insegnate alle vostre bambine a dire ciò che pensano e che ci sono cose non negoziabili. Come il rispetto e la vita. Insegnate che anche l’assertività può essere un valore. E che possono ottenere ciò che vogliono, a patto che ci si mettono d’impegno e ne abbiano le capacità.

Lasciate che si appassionano alle scienze, alla matematica, a tutte quelle materie scientifiche monopolio dei maschi. Questo le porterà a darsi obiettivi elevati e non contribuirà a quella che viene definita la “femminilizzazione della povertà”.

Ditegli che non è necessario piacere a tutti i costi e che il loro modo di agire, non deve sottostare al gradimento degli altri, bensì al proprio.

E se non si vogliono indossare un vestito per una festa, se non vogliono mettere la gonna o il contrario, rispettate il loro volere. Sono altre le contrattazioni importanti.

Dite alle bambine che l’impegno e la perseveranza contano, e pure gli errori. E se hanno ottenuto un successo ripetete loro che se lo sono meritato. Nessuno regala niente, soprattutto alle femmine. Molte donne non pensano di meritare i loro successi.

E se sono delle leader non etichettatele come prepotenti, cercando di modificare continuamente il loro comportamento. La leadership non è un’attitudine dei maschi.

Parliamo alle nostre bambine, spendiamo parole affinché diventino donne indipendenti. Responsabili. Autonome. Che sappiano prendere decisioni. Che non la smettano mai di credere in se stesse. Nei loro progetti. Nel loro valore.

Non limitiamole perché sono bambine. Le parole quelle dette, sentite, percepite diventano atti. Stai ferma. Stai composta. Non ti arrampicare. Incrocia le gambe. Non sudare. Non correre. Non disturbare. E così nella vita lo facciamo. Non disturbiamo. A volte stiamo così ferme che siamo infelici.

Sta a noi difendere e proteggere la loro libertà. Costruire il loro futuro, nella speranza che sia migliore del nostro.

 

Penny

Insegnante, scrittrice e madre di due ragazze adolescenti, una delle quali, Ludovica, è  l’autrice del disegno che illustra questo intervento. Questo il suo blog:  sosdonne.com.

 

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  1. Un percorso verso l’autonomia e la libertà di espressione

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