Piccoli Salvini crescono: In Brasile la grande finanza e i proprietari terrieri scelgono Bolsonaro

Domenica prossima si vota in Brasile, Saranno eletti il nuovo presidente della repubblica e i membri del Congresso Nazionale, il ramo legislativo del paese carioca.
Al momento, le inchieste elettorali danno come favorito il leader dell’estrema destra, Jair Bolsonaro. Le intenzioni di voto a suo favore sono passate in una settimana dal 27% al 32% segnando una distanza crescente da Fernando Haddad, il sostituto dell’ex presidente Lula da Silva, che è riuscito a passare solo dal 21% al 23%.
“il Brasile sopra ogni cosa, Dio sopra tutti”, “non ti stupro perché non te lo meriti. Sei brutta!”, “Non sono un populista, ma una minaccia per le oligarchie, i corrotti e chi vuole distruggere i valori della famiglia”, ” Le donne devono guadagnare meno degli uomini!”.L’ex capitano dell’esercito brasiliano si è rafforzato nei sondaggi proprio quando si pensava che la sua immagine potesse subire colpi severi grazie a queste sue tesi e dichiarazioni. Lo scorso fine settimana le principali città del Brasile e diverse capitali del mondo hanno ospitato manifestazioni di massa contro di lui. Il movimento # elenão (lui,no!) ha denunciato ad alta voce le idee golpiste, maschiliste, omofobe e razziste di Bolsonaro. Tantissime le donne scese in strada e questo lasciava pensare a grandi difficoltà per Bolsonaro di fronte a un massiccio no dell’elettorato femminile. Invece….Cosa è successo di nuovo?
Nei giorni scorsi, Bolsonaro ha ottenuto il sostegno del vescovo Edir Macedo, capo della potente Chiesa Universale del Regno di Dio, che può decidere il voto di milioni di elettori evangelici. A questo endorsment si è poi aggiunto anche quello della lobby del settore agricolo e zootecnico, pilastro centrale dell’economia brasiliana. I parlamentari “ruralisti” hanno annunciato il loro sostegno e Bolsonaro si è assicurata la lealtà di una parte importante del Congresso Nazionale. Attualmente, il fronte rurale è composto da 261 di un totale di 594 membri del Congresso.
Tradizionalmente, il settore è sempre stato legato alla destra moderata del candidato alla presidenza Geraldo Alckmin (PSDB), ma visto che la sua candidatura non riusciva a decollare, i grandi proprietari terrieri si sono avvicinati all’estrema destra. Lo stesso è accaduto con le élite economiche in generale. Per mesi, il mercato finanziario ha storto il muso contro Bolsonaro, un candidato che ammette di non avere idea di economia e che ne delegherà la gestione a Paulo Guedes, il suo guru neoliberale. La finanza brasiliana preferiva Alckmin, ma viste le scarse chanches di quest’ultimo, ha virato a favore della destra più estrema.
The Economist ha messo in copertina Bolsonaro definendolo un “minaccia per l’America Latina”, ma alla Borsa di San Paolo regna l’euforia ogni volta che il capitano militare sale nei sondaggi. Nei giorni scorsi, l’Ibovespa è salito del 2%, l’ aumento più grande da maggio scorso.
Il Partito dei Lavoratori, ha attribuito parte della frenata di Haddad alla pioggia di notizie false che inondano i cellulari dei brasiliani da giorni calunniando il candidato scelto da Lula. Internet è il terreno in cui Bolsonaro si muove più comodamente, grazie a una vera e propria macchina da guerra che gode di appoggi tecnici e finanziari da parte delle destre ultraliberiste americane.Un meccanismo oramai sperimentato in tante parti del mondo, Italia compresa.
All’inizio di settembre, un disturbato mentale ha accoltellato Bolsonaro che ha dovuto restare in ospedale per quasi tre settimane. I suoi rivali ,per rispetto, hanno fatto tregua nei loro attacchi contro di lui. Fuori dai dibattiti televisivi, dove tutti speravano di smascherarne incapacità e pericolosità, Bolsonaro si è concentrato sulla diffusione del suo messaggio attraverso i social network. Dopo essere stato dimesso, era previsto che partecipasse al dibattito presidenziale decisivo che la catena Globo aveva organizzato per ieri, l’ultimo prima delle elezioni, ma la sua equipe medica gli ha proibito di partecipare. Una vera fortuna, per lui. Non per il gigante dell’America Latina che rischia di ritrovarsi come presidente un difensore della dittatura fascista e un nemico di donne, poveri e neri, al servizio dei poteri più retrivi e autoritari del paese.

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: