PROPOSTE DI LETTURA: Terra Sonnambula di Mia Couto

“ Mi chiamo Farida”, così la donna cominciò il suo racconto.
Parlava sommessamente, con un tono rauco dovuto alla timidezza. Rimasi distante, con gli occhi a terra. Durante il suo lungo discorso mi chetai come un’ombra per darle coraggio. La donna si fece parola fin quasi all’alba.
Farida era figlia del cielo ed era condannata a non poter mai guardare l’arcobaleno. Non l’avevano presentata alla luna come si fa con tutti i nati del suo villaggio. Scontava un castigo decretato da millenni: era figlia gemella, era nata da una morte.
Nella credenza della sua gente, la nascita dei gemelli è un segno di grande disgrazia. Il giorno dopo la sua nascita era stato decretato il chimussi: a chiunque era proibito lavorare la terra. Se per caso una zappa, in quel periodo, avesse ferito il suolo, le piogge avrebbero smesso di scendere per sempre.
Alcuni giorni dopo, sua sorella morì. La lasciarono morire di fame. Lo fecero per benevolenza, per alleviare la maledizione. Seppellirono la bambina nel piccolo bosco sacro dove riposano i bambini morti. La misero dentro una vecchia pentola di terracotta. Fu seminata senza che molta terra la ricoprisse. Quindi le riservarono un posto vicino al fiume, dove il terreno non si asciuga mai. Così le nuvole si sarebbero ricordate per sempre di bagnare la terra….

Da Terra sonnambula di Mia Couto, ed. Guanda

Mia Couto è uno scrittore mozambicano ed è ritenuto uno dei più grandi narratori africani.
Luis Sepùlveda ha scritto di lui “… un poeta capace di fare della storia del suo paese, il Mozambico, una grande metafora: quella della speranza e della magia come antagoniste di una realtà sinistra”.
Dona poesia al dolore quotidiano della sua gente.
Dà voce a coloro che la vita ha reso silenziosi.
Gioca con la prosa ridando colore alla monotonia del bianco e nero quotidiano.
Gioca con le parole in uno stato d’infanzia.
In lui, il fantastico ha il fondale della luna e di un insolito germoglio della terra.
Rende ogni pietra un bagliore e ogni lacrima prende i contorni dell’oceano.

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