Quando certi uomini giocano a fare le vittime

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“Sono io il molestato. Ho respinto le pressanti avances. E ho compreso per l’invadenza di essere davanti a soggetti pericolosi”. Sono le parole di Francesco Bellomo – ex consigliere di Stato destituito dopo le accuse mosse da alcune studentesse che avevano preso parte al corso di preparazione per il concorso in magistratura della scuola da lui gestita – in un video e una lettera inoltrati al quotidiano ‘Libero’ dopo alcune trasmissioni televisive sul suo caso. Le accuse nei confronti di Bellomo sono state archiviate per quanto riguarda l’inchiesta milanese, mentre risulta ancora indagato a Bari.”

il molestato

D’altronde, basta guardarlo qui sopra e si è colte da una vertigine erotica, meglio ancora da un irresistibile raptus. Come fai a tenere le mani distanti da questo stupendo Adone? (O a non tirargli dietro almeno una ciabatta? Facile, non vuoi scendere al suo livello.) Purtroppo lui è pudico, schivo, virginale e vittimizzato:

“Come riferisce ‘Libero’, l’ex consigliere di Stato afferma: “Da tempo non poche trasmissioni televisive organizzano sul mio conto vere e proprie esecuzioni di piazza, all’insegna del disinteresse per la verità, con la complicità di narratrici di comodo, e improvvisati opinionisti, nei cui discorsi si fa fatica ad intravedere un barlume di pensiero logico”.”

Di che si parla? Del corso “Diritto e scienza” tenuto da Fineman a Milano, Roma e Bari alle cui allieve (no vagine usate fidanzate e sposate, escluse a priori dal virtuoso docente), prescriveva trucco, minigonna, tacchi a spillo, foto porno e quattro salti nel letto: il “diritto” era quello suo di predare donne comunque vulnerabili per la loro posizione (le loro borse di studio potevano essere revocate in qualsiasi momento) e di tutelarsi facendo firmare loro un accordo di non divulgazione di quel che accadeva a “scuola”; la “scienza” consisteva di dottrina del patriarcato, metodologie misogine e cognizioni sessiste. Insomma, tutto quel che serve a una donna per fare davvero un buon lavoro in magistratura.

Nel 2017 il “molestato” difendeva il proprio operato dichiarandosi un genio incompreso “come Einstein”, vittima di censura da parte di moralisti e perbenisti ignoranti. Una dei “soggetti pericolosi”, come lui chiama le sue vittime che non hanno tenuto la bocca chiusa, la prima a sporgere denuncia, grazie al trattamento da lui ricevuto è stata psicologicamente e fisicamente distrutta. Ma all’epoca Bellomo non l’ha controdenunciata, ha cercato ripetutamente di “compensarla” e seppellire la faccenda: “I carabinieri sono venuti più volte, – raccontò all’epoca il padre della donna – chiedevano a mia figlia di firmare un atto di conciliazione. Sono venuti a maggio, e poi a ottobre, ma lei era in ospedale.”

Dal tronfio Einstein dalla braghetta rigonfia si è passati al povero uomo traumatizzato da virago assatanate e arrampicatrici sociali, un disgraziato che ha sofferto assieme alla sua mesta famiglia osservando due anni di silenzio (lo ha sempre detto lui): ora si è “risolto a replicare”. Francamente, questa decisione non sta deponendo a suo favore. Una figura migliore potrebbe ottenerla se chiedesse scusa, invece è “certo di non avere fatto alcunché di sbagliato.”

L’anno scorso avevo dato a tribunali e stampa il consiglio di conferirgli un’onorificenza

ma mi rendo conto che la statura morale dell’uomo merita di più. Fategli presentare la prossima edizione di Sanremo.

Maria G. Di Rienzo. LUNANUVOLA BLOG

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