Quando l’unico diritto è morire

Ha deciso di morire.

Le sofferenze di Noa, dei suoi poveri 17 anni di ragazzina stuprata in Olanda, la terra dei tulipani, hanno avuto fine con la sua scelta di farla finita.

” Non cercate di convincermi che sto sbagliando, questa è la mia decisione ed è definitiva”. Noa era logorata dal mal di vivere, dal ricordo sempre vivo delle violenze subite.

E’ una notizia che toglie il fiato.

Non conosco le carte, non ho a disposizione le analisi di chi la curava. Trovo però da incubo che per questa nostra figlia fosse morta ogni speranza e così per chi avrebbe dovuto alimentarla.

La morte di Noa è una sconfitta. Per tutti noi innanzitutto per questo. Per il suo ratificare l’impossibilità della speranza.

E lo è ancora di più perché la drammatica scelta di questa nostra ragazzina è figlia di un mondo in cui è stato possibile che venisse stuprata. Due volte. Una vita, brevissima, costellata dalla violenza degli uomini.

Una violenza contro la quale si fa davvero ben poco. Quasi niente.

Le aule dei tribunali del nostro mondo traboccano della melma di processi per stupro che si trasformano in processi alle vittime. Se l’è cercata? E’ lei, la vittima, ad aver provocato il carnefice? In fondo, era solo una ragazzata. Tribunali di uomini che non hanno neanche la più pallida idea di cosa possa essere per una donna l’essere violata. Mani e umori sconosciuti, il corpo e l’anima squassati e feriti per sempre, ombre minacciose ad ogni angolo e in ogni sogno, l’umiliazione, la perdita di sicurezza, il sentirsi meno di niente. E lo sporco. Quel maledetto sporco che nessuna acqua, nessun sapone, riesce a portar via…

Un mondo, il nostro, in cui dilaga il business della prostituzione e del turismo sessuale. Cioè il diritto di chi ha soldi e potere a poter far scempio di corpi e anime. Quelli delle donne, spesso bambine, che invece non hanno niente. Un diritto oramai democratizzato, di massa, reso possibile dai bassi costi di questo crimine vissuto come legge di mercato. ” Loro hanno bisogno di soldi. Noi abbiamo quello che vogliono. Loro prendono i nostri soldi e ci danno quello che noi vogliamo. I loro corpi”.

Tutto normale. Tanto da far affermare da qualche ministro che legalizzare la prostituzione va bene. ” Tanto far l’amore non ha mai fatto male a nessuno…”. Si chiama stupro. E’ uno stupro, solo questo. Come ogni abusare di chi è indifeso e non può dire no.

Un mondo che ha fatto e fa del corpo delle donne ogni abuso. Quotidianamente. Nei media, nei cartelloni pubblicitari, ovunque. Merci, non persone. Cose, non esseri umani.

Un mondo in cui le donne continuano a servire gli uomini. Sono pagate meno degli uomini. Sfruttate mille volte più degli uomini.

La morte della speranza in Noa ha questi sapori amarissimi.

L’unico diritto che ha visto è stato quello di morire.

Come tante, troppe, altre donne che in silenzio, in ogni angolo del mondo, scelgono di metter fine alle loro sofferenze una volta per tutte.

Saranno sempre di più se una nuova e concreta speranza non metterà fine ai loro tormenti. Se questo mondo non diventerà finalmente anche la loro casa.

 

silvestro montanaro

 

 

 

 

 

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