Quando muore un ragazzino è sempre una tragedia. Salvini, taci!

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Anni fa, a Salvador De Bahia, una delle più belle città del Brasile ho assistito a una vera e propria esecuzione.

Un ragazzino di 16 anni aveva rubato una macchina. La polizia militare lo aveva inseguito e bloccato. Invece di mettergli le manette, gli avevano sparato. Tutto intorno, mentre il corpo del ragazzo, ancora fremente, veniva buttato come un sacco di spazzatura sul pianale del furgone della polizia, la gente batteva le mani…

” Il miglior bandito è un bandito morto”. Questa convinzione ha reso il Brasile uno dei paesi più violenti del mondo. Il numero di esecuzioni sommarie, di morti per “danno collaterale”, operati dalla famigerata polizia militare, figlia mai rinnegata del periodo della dittatura fascista, fa insieme paura e orrore.

Allo stesso modo fa orrore un paese in cui una minoranza ricca vive blindata nei suoi condomini di lusso e guarda ai suoi poveri come a dei nemici, senza mai metter seriamente mano alle cause della miseria e al suo generare microviolenza.

A Napoli un ragazzino di 15 anni tenta una rapina. La sua vittima è un carabiniere in borghese che reagisce e lo uccide.

I familiari e gli amici del ragazzo ne tradiscono la memoria devastando il pronto soccorso dell’ospedale. Qualcuno, poi, spara contro una caserma dei carabinieri. Inaccettabile.

La magistratura apre un’indagine. Vuole capire, doverosamente, se c’è stato un eccesso di legittima difesa. E’ morto un essere umano, un ragazzino e nella nostra cultura e civiltà anche “Caino” ha i suoi diritti.

Questo, cioè un atto dovuto, civile, scatena le ire di Matteo Salvini. Lui è dalla parte dei carabinieri, delle forze dell’ordine. Sempre e comunque. Quasi fossero degli intoccabili cui tutto è concesso e non dei servitori delle istituzioni.

Noi invece stiamo dalla parte della giustizia, l’unica, che facendo il suo corso e appurando la verità, è in grado di salvarci dalla legge della giungla e dalla giustizia sommaria, dal linciaggio. E salvare l’onore vero di chi serve le nostre istituzioni.

Per noi ” il miglior bandito è un bandito morto” è un’oscenità. Una resa inaccettabile a logiche primitive e incivili, spesso al servizio degli interessi del più forte.

Per noi un ragazzino morto è sempre una tragedia.

silvestro montanaro

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