Quelli che non vanno in paradiso

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Era davvero molto bello per Pablo Neruda, 
Majakovskij e quei compagni 
scrivere le Odi al Lavoro: avevano 
operai siderurgici stakanovisti, 
conducenti di rossi trattori che spezzavano il suolo vergine. 
Ma io? Come posso elogiare 
l’operatore di call center, 
il barista dell’hotel di lusso, 
l’agente immobiliare che affitta camere agli slovacchi?
Siedo qui otto ore al giorno con la divisa blu 
al registratore di cassa del Tesco 
cercando di trovare un nome 
per quello che faccio davvero. 
I miei colleghi si chiamano Mariska o Mujumaad 
non so dove vivono 
non so cosa mangiano.
La sola cosa che so è che siamo sacerdoti dell’infima casta 
nella chiesa più grande che la storia abbia mai visto. 
La gente viene fino all’altare, 
posiamo le mani sui frutti della terra 
e li restituiamo benedetti, santificati, pagati 
alle persone che li hanno creati.
No, non voglio scrivere un’ode alla gente come me.

Michael O’Loughlin

Pillole di saggezza, a cura di Rosella De Troia

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