QUELLI DELLA LEGA LINCIANO UN VERO CITTADINO ITALIANO

Un cittadino italiano, Raffaele Ariano, mentre è su un treno pendolari, ascolta un messaggio della radio del convoglio che prende di mira i rom e li invita a non rompere più le scatole e a scendere. Evidente il sapore razzista della comunicazione rivolta a un intera etnia e non a singoli.
L’accesso alla radio è consentito solo al capotreno, che è anche un pubblico ufficiale, cioè un rappresentante dello Stato.
Raffaele Arena denuncia l’accaduto. E’ un suo diritto-dovere. L’omissione di denuncia, l’indifferenza, sono i mali che hanno precipitato il nostro paese nel caos.
Il ministro degli interni, cioè uno dei massimi tutori delle istituzioni, quello che dovrebbe occuparsi del rispetto delle leggi, quello che dovrebbe garantire a passeggeri e funzionari delle ferrovie di poter viaggiare in pace, solidarizza con il capotreno. Un sito legato al suo partito accusa Raffaele Ariano di aver messo a rischio il posto di lavoro della capotreno, si tratta infatti di una donna, e pubblica l’indirizzo facebook di Raffaele Ariano. Che viene linciato da decine di migliaia di messaggi volgari, contenenti ogni tipo di insulto e di minaccia.
Io non credo che la capotreno vada licenziata. Quello che ha fatto è sicuramente frutto dell’esasperazione di chi lavora sui treni ed è costretto a subire una notevole quota di angherie. Sicuramente, però, non può svolgere quella funzione per manifesta mancanza di equilibrio caratteristica invece basilare di un pubblico ufficiale.
Un pubblico ufficiale testimonia con i suoi comportamenti lo stato di diritto, la legge. Ha il dovere di farla rispettare e di chiedere aiuto alle istanze superiori perché la legge sia rispettata. Ma innanzitutto deve rispettarla.
Un ministro degli interni ha il dovere di far rispettare la legge, di aiutare i tutori dell’ordine nel loro gravoso lavoro quotidiano per farla rispettare, esaltare la collaborazione dei cittadini in questo senso. Esattamente il contrario di ciò che ha fatto l’attuale inquilino del Viminale. Solidarizzare con chi è venuto meno al proprio dovere e, indirettamente, prendersela con chi lo ha fatto mostra una mancanza di equilibrio istituzionale meritevole di sanzione e di necessario allontanamento da una funzione tanto delicata come quella che occupa. Verrà il tempo in cui ciò accadrà.
Intanto la mia solidarietà a Raffaele Ariano e a tutti quelli che ogni giorno testimoniano con la loro vita che il rispetto della legge è fondamento del nostro vivere civile. Solidarietà a tutti i rappresentanti dello Stato che non vengono meno, nonostante tutto, al loro giuramento di fedeltà alla nostra Costituzione, ai suoi principi di giustizia e ordine democratico.

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1 Response

  1. Giuseppe A. ha detto:

    (ho raggiunto ora questo post anche se ha quasi un anno, ma c’è sempre tempo per suggerimenti di rettifica). Esprimo la mia solidarietà per il cittadino che ha denunciato un comportamento che non va tollerato, tantomeno approvato. Ma utilizzare nel titolo dell’articolo il termine “linciare” nel senso figurato di linciaggio mediatico/politico è fuorviante. Si potrebbe obiettare che dovrebbe essere ovvio dal contesto che non si è trattato di un’azione fisica, ma i link al solo titolo non offrono il contesto. Si potrebbe obiettare che in Italia non ci si aspetterebbe una violenza di gruppo come un linciaggio, ma purtroppo il clima politico/istituzionale attuale (ancora peggiore di quello in data di pubblicazione dell’articolo) lascia ampio spazio a dubbi. Quindi per evitare di passare per clickbait e svilire la serietà dell’accaduto e dell’articolo, suggerirei caldamente di far riferimento a “linciaggio mediatico” nel titolo. Vi è anche un errore di battitura nel cognome del cittadino vittima, scritto in due modi diversi.

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