Questa straordinaria bellezza rischia di sparire per sempre

Nel luglio del 2006, il governo etiope ha affidato alla società italiana Salini Costruttori, oggi Salini Impregilo, la realizzazione del più grande progetto idroelettrico mai concepito nel paese, la diga Gibe III. Il contratto è stato concluso senza gara d’appalto in violazione delle leggi etiopi.

I lavori sono iniziati nel 2006 subito dopo la firma della commessa da 1,4 miliardi di euro. La diga è stata completata e il governo ha iniziato a riempire il bacino della diga nel 2015. Questo ha messo fine alle esondazioni naturali del fiume. Nel 2015 non sono state rilasciate esondazioni artificiali, mentre quelle rilasciate nel 2016 sono state troppo ridotte per poter dare sostentamento alle coltivazioni delle tribù.

La diga ha sbarrato il corso centro-settentrionale dell’Omo, il fiume che scorre impetuoso per 760 km dall’altopiano etiope fino al Lago Turkana, al confine con il Kenya. Il fiume attraversa i parchi nazionali Mago e Omo e, nel 1980, il suo bacino è stato inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco per la sua particolare importanza geologica e archeologica.

Secondo gli esperti la riduzione del flusso del fiume causerà l’abbassamento del livello del lago Turkana di circa due terzi. Questo distruggerà la riserve ittiche da cui dipendono centinaia di migliaia di indigeni.

Le leggi ambientali etiopi vietano la realizzazione di progetti che non siano stati preventivamente sottoposti a complete valutazioni di impatto ambientale e sociale (Environmental Social Impact Assessment – ESIA). Nonostante questo, l’Authority etiope per la protezione dell’ambiente (EPA) ha approvato retroattivamente le valutazioni d’impatto della Gibe III solo nel luglio 2008, con quasi due anni di ritardo.

Gli studi di impatto della diga Gibe III (ESIA) sono stati effettuati dall’agenzia milanese CESI per conto dell’azienda energetica etiope EEPCo e della società costruttrice Salini. Pubblicati in versione definitiva nel gennaio 2009, i suoi risultati sono saldamente favorevoli al progetto, il cui impatto sull’ambiente e sulle popolazioni interessate viene valutato come “trascurabile” o addirittura “positivo”.

Secondo numerosi esperti indipendenti, la diga, le piantagioni e i canali di irrigazione avranno un enorme impatto sui delicati ecosistemi della regione modificando le esondazioni stagionali del fiume Omo e riducendone drammaticamente il volume. Questo causerà l’inaridimento di molte aree a riva ed farà scomparire la foresta ripariale. I popoli indigeni come gli Kwegu, che dipendono quasi totalmente dalla pesca e dalla caccia, si troveranno senza più nulla.
Gravissime, denunciano gli scienziati, anche le ripercussioni sul lago Turkana del Kenya, che riceve più del 90% delle sue acque dal fiume Omo. Il drastico abbassamento del livello del lago potrebbe compromettere irreversibilmente le possibilità di sostentamento di almeno altre 300.000 persone tra cui i Turkana e i Rendille, che dal lago dipendono per pescare e procurarsi acqua potabile. Nel giugno 2018, l’UNESCO ha inserito il Lago Turkana nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità in Pericolo.
da SURVIVAL

 

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