Salvini da i numeri. E, come sempre, dice bugie

Dopo il sequestro della nave Sea Watch e la discesa a terra dei naufraghi, il ministro Matteo Salvini è tornato sull’argomento migranti, affermando che grazie alla sua politica dei porti chiusi, oltre agli sbarchi anche le morti nel Mediterraneo centrale sarebbero diminuite: “Nel 2019 si sono avuti solo due morti nel Mediterraneo” ha affermato il ministro alla tv La7 (che poi ha postato un tweet in cui si parla di “due cadaveri recuperati”).

Contestualmente il suo staff sui social e attraverso una nota ufficiale del Viminale diffonde numeri differenti a supporto delle tesi del ministro: in particolare vengono utilizzate le stime dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati – riportate anche nella nota odierna del Viminale – e in particolare la forte discrepanza tra dispersi e numero di corpi ritrovati – ad esempio, nel 2015 i cadaveri recuperati furono 296 a fronte di una stima di 3.771 scomparsi; nel 2016 furono 390 (e 5.096 i dispersi stimati); nel 2017, 210 contro 3.139 e nel 2018 sono stati recuperati 23 corpi senza vita a fronte di 2.277 scomparsi in mare – per dimostrare il successo della nuova linea del rigore e dei porti chiusi. Tra l’altro i dati precedenti al 2019 sono riferiti a un anno intero, mentre quelli di quest’anno solo ai primi 4 mesi.

Quel numero di 2 soli cadaveri recuperati nel maggio 2019 in ogni caso non coincide con i report statistici elaborati e visibili sul web dall’Organizzazione mondiale delle migrazioni: secondo l’Oim da gennaio a oggi le vittime sulla sola rotta del Mediterraneo centrale si stima siano state 316. E a maggio 56.

In un Mediterraneo che è stato svuotato di testimoni e dove l’assenza del necessario coordinamento dei soccorsi è stata documentata ampiamente anche da Avvenire, è diventato ancora più difficile pattugliare, svolgere salvataggi e recuperare corpi senza vita per le uniche tre navi umanitarie (a dispetto delle oltre 20 che operavano nel 2015 nel Mediterraneo, ndr) che provano ancora a soccorrere naufraghi nel Mediterraneo.

Infine, quello che non emerge dalla lettura dei dati riportata dal ministro Salvini è la pericolosità della rotta Libia-Italia. Perché se le partenze sono diminuite e il numero di morti e dispersi, 316, è già vicino alla cifra 383 dei primi cinque mesi del 2018, significa che in realtà è cresciuto il tasso di mortalità sulla rotta del Mediterraneo centrale.

 

Ilaria Solaini per AVVENIRE

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