Ku Klux Klan

Salvini e la cultura del linciaggio

Anni fa, nel Mozambico all’indomani di un’annosa guerra civile, mi capitò di essere testimone di un tentativo di giustizia popolare sommaria. Gli abitanti di un quartiere  avevano catturato un ragazzo che aveva rubato una coperta ad uno di loro. In quel clima di miseria diffusa, quel gesto veniva valutato di assolutamente gravità. Una coperta era quasi tutto quello che aveva la famiglia derubata. Il ragazzo venne bastonato e condannato a morte con l’orribile strumento del collare di fuoco. Uno dei più spaventosi linciaggi.” Inutile consegnarlo alla polizia. Lo libererebbero in pochi giorni”.

Scelsi di difendere quella vita. Ad ogni costo. E lo feci non solo per quel ragazzo, ma anche per chi voleva punirlo in quel modo orrendo. La pace per quel popolo martoriato doveva essere innanzitutto rifiuto della logica della guerra che rende un niente togliere la vita a un essere umano. Doveva essere regole e diritti, quindi anche quelli di “Caino”. La giustizia doveva essere fatta nei tribunali, non altrove. E nessuna giustizia popolare poteva permettere un assassinio a sangue freddo del reo.

Ieri un sedicente rappresentante delle istituzioni, l’attuale inquilino del Viminale, non avendo comizi da poter fare per il divieto di farne a poche ore dal voto, ha trovato modo di far parlare comunque di se. E’ andato in visita da Angelo Peveri, l’imprenditore condannato per tentato omicidio ai danni di un uomo che aveva tentato di derubare la sua azienda già martoriata da eventi del genere. Salvini ha detto che non gli sta bene che l’imprenditore sia in prigione e debba pagare i danni inferti al ladro.  Forse chiederà la grazia per Peveri perché chiunque ha diritto di difendersi da chi invade casa sua.

L’ennesima boutade del leader della Lega è davvero inquietante. In questo modo non ha solo riproposto la sua legge sulla legittima difesa, ma ha fatto un preoccupante passo in avanti verso la cultura del linciaggio.

Da una parte ha attaccato, fatto gravissimo, una sentenza andata in giudicato, cioè passata per più corti e giudici. Dall’altra ha spostato in avanti l’asticella delle possibili reazioni consentite al cittadino in caso di aggressione. Peveri non ha sparato per difendersi da un’aggressione. Il ladro era a terra immobilizzato e dal fucile di Peveri è partito ” per errore” un colpo di fucile. Per tutti i gradi di giudizio, non fu errore, ma tentato omicidio. Con la sua visita Salvini rischia di avvalorare la tesi che tutto sia consentito ad una persona offesa, compreso ferire o uccidere, e non per legittima difesa, l’offensore. Ma questa è cultura del linciaggio, barbarie. Quella che trasuda quotidianamente dalle sue pagine social.

 

 

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