SALVINI: LICENZA DI UCCIDERE ?

“Non solo da ministro, ma da cittadino italiano e da papà sarò vicino in ogni modo possibile a questo poliziotto che ha fatto solo il suo dovere salvando la vita a un collega”.
Così Salvini, ministro degli interni sulla terribile vicenda accaduta a Genova giorni fa.
Era stato richiesto il Tso, cioè il trattamento sanitario obbligatorio per un giovane di 20 anni, Jefferson Tomalà che dava evidenti segni di squilibrio. Lo aveva richiesto la mamma preoccupata per il crescente stato di alterazione in cui era caduto il ragazzo che minacciava anche di farsi del male con un coltello. E’ intervenuta una pattuglia di poliziotti e dopo un po’, l’inferno. Jefferson ha accoltellato un poliziotto e il collega di questi ha sparato, uccidendolo. A lui la solidarietà del ministro
I trattamenti sanitari obbligatori sono eventi drammatici. Il loro protocollo è preciso ed è evidente che in questo caso si è agito con imperizia. Il personale di polizia è impreparato a certi eventi e Genova non brilla, ma la situazione è tale in tutta Italia, per capacità e attenzione al crescente fenomeno del disagio mentale.
La solidarietà di Salvini appare quindi inquietante.
Non è la prima volta che un Tso si realizza con esiti fatali. Lo stato dovrebbe essere preparato di fronte a certe situazioni e non lo è. Le famiglie sono lasciate sole e ci si dimentica che le persone sottoposte a tso sono persone fragili che necessitano di aiuto.
Non si può esprimere solidarietà a un giovane agente che ha forse ecceduto nella sua reazione e dimenticare che un ragazzo che aveva bisogno di aiuto è invece stato ucciso.
Il ministro degli interni farebbe bene a colmare le lacune nella preparazione dei suoi uomini e a mostrare umana pietà per un povero ventenne vittima dell’inerzia colposa e annosa delle istituzioni italiane sul tema del disagio mentale.
Difendere quanto accaduto sembra quasi una licenza di uccidere in linea con quanto pensa Salvini in termini di legittima difesa.

 

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