Salvini rende impossibile ogni accoglienza e integrazione. E licenzia migliaia di ragazzi italiani

Tagli ai servizi e al personale, rendendo più difficile integrazione e inclusione degli immigrati, ma anche mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro. Sono le più evidenti conseguenze dei drastici tagli alla diaria da 35 a 21-26 euro, previsti dal nuovo capitolato elaborato dal Ministero dell’Interno e applicato, prima lentamente e ora molto velocemente, da quasi tutte le prefetture nei nuovi bandi per i centri di accoglienza (Cas).

Tagli che colpiscono in modo diverso e più pesantemente le realtà migliori, quelle più piccole e con accoglienza diffusa. Se prima tutti i Cas ricevevano 35 euro al giorno a persona, a prescindere da dimensioni e tipologia, con le nuove linee guida le cifre cambiano e anche di molto. Per i centri collettivi con 300 ospiti si scende a 25,25 euro, con un taglio del 28%. Stessa cifra e stesso taglio per quelli fino a 150 ospiti. Si risale a 26,35 euro per i centri da 50 e 20 ospiti, con un taglio del 25%. Pesantemente penalizzata l’accoglienza diffusa in appartamenti, che scende a 21,35 euro a persona con un taglio addirittura del 39%.

Entrando nel merito dei tagli chi deciderà di partecipare ai nuovi bandi non dovrà più preoccuparsi di garantire l’insegnamento della lingua italiana, il supporto per la richiesta di asilo, la formazione professionale, la positiva gestione del tempo libero (attività di volontariato, di socializzazione con la comunità ospitante, attività sportive). Sparisce lo psicologo e diminuiscono pesantemente le ore minime settimanali dell’assistenza sociale.

Nei Cas che ospitano sino a 50 persone viene chiesta la presenza dell’assistente per 28,8 minuti al mese per ospite contro 86,4 minuti dei vecchi bandi. E in strutture sino a 150 ospiti la media scende a 12,8.

Analoghi i tagli per la mediazione culturale: nei centri più piccoli ogni ospite potrà contare su 48 minuti al mese (prima 2 ore e 52,8 minuti); nelle strutture più grandi si scende addirittura ad 19,2 minuti. Crolla anche l’assistenza sanitaria. Nei Cas sino a 50 persone viene chiesta la presenza del medico per assicurare una media di 4 ore per ogni ospite all’anno, senza più l’obbligo di avere in struttura la presenza di un infermiere. Per i centri più grandi la media di presenza settimanale del medico per ospite scende a 19,2 minuti.

Infine quasi scompare il servizio di controllo e presenza. Il direttore (precedentemente a tempo pieno) presidierà strutture fino a 50 ospiti per appena 18 ore a settimana e gli operatori richiesti (1 ogni 50 ospiti) non garantiranno neanche la copertura delle 24 ore (la notte i centri saranno autogestiti dagli ospiti). Nei centri più grandi la notte sarà “coperta”, ma con un rapporto operatori/ospiti di appena 1 a 150. Tagli che, oltretutto, stanno mettendo a rischio quasi 20mila posti di lavoro, soprattutto di giovani e con alta preparazione professionale.

 

Antonio Maria Mira per Avvenire

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