Salvini tace sul razzismo negli stadi

La Federazione Italiana Gioco Calcio, uno degli enti più immobili e poco propensi alle decisioni forti contro i comportamenti dei tifosi, si è mossa. Dopo la vicenda dei cori dei tifosi dell’Inter allo stadio di San Siro contro il calciatore del Napoli Koulibaly, la FIGC modifica le regole su questo tipo di comportamenti. Quando l’arbitro sentirà cori razzisti avrà la facoltà di sospendere la partita e portare tutti i giocatori al centro del campo. Se i cori proseguiranno o riprenderanno, il direttore di gara potrà riportare le squadre negli spogliatoi.

A quel punto sarà il responsabile per l’ordine pubblico, il solo ad avere il potere di sospendere la gara, a decidere se le squadre potranno riprendere il gioco o la partita verrà sospesa e rinviata – o altro: vittoria a tavolino, curve chiuse, eccetera.

Se i cori o la presenza di striscioni dal contenuto razzista si dovessero verificare prima dell’inizio della gara, sarà lo stesso responsabile dell’ordine pubblico a segnalare ai direttori di gara la cosa e la necessità di posporre l’inizio della partita. Naturalmente il pubblico allo stadio verrà informato della ragione della sospensione.

Certo che l’interruzione o la sospensione temporanea sono comunque dei segnali e se si dovesse arrivare a usare la nuova regola, la notizia farebbe il giro del mondo. Il calcio è una di quelle cose a cui guardano tutti, ormai persino in Cina o negli Stati Uniti.

Una scelta dovuta, diremmo, quella della Federazione italiana che vede contraria la figura chiamata – non direttamente – a metterla in pratica. Il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha infatti commentato: “Adesso ci mettiamo a fare la scala Richter dei buuuu….Non facciamo ridere”. Le istruzioni date agli inviati del Viminale negli stadi saranno forse di non prendere alla lettera la cosa. Del resto le frequentazioni con capi ultrà pregiudicati per episodi di violenza e i cori razzisti da stadio contro i napoletani fanno parte delle attività passate del ministro stesso. Che nel caso dell’ultrà del Milan si è prima difeso dicendo prima “lo rifarei” e poi, pentito, “ogni giorno faccio centinaia di foto con altri, non a tutti chiedo la fedina penale”. Le due risposte ricordano un po’ quelle sulla autorizzazione a procedere del tribunale dei ministri.

Ma a prescindere da questi episodi, il ministro sbaglia.

Il calcio ha bisogno di misure severe e serie per una ragione semplice: è un luogo pubblico importante, si gioca ovunque e gli episodi non riguardano solo le curve della Serie A.

Anzi.

Domenica scorsa nella Tuscia, durante la partita Aurora Viterbo-Virtus Marta, incontro di Seconda categoria, diversi giocatori della squadra del capoluogo provinciale hanno rivolto insulti razzisti all’arbitro, il 17enne Farhane Salah Eddine. Alla fine dell’incontro questi è anche stato circondato, gettato a terra e raggiunto da un calcio che lo ha costretto a farsi vedere in ospedale. Un episodio tra mille – i campi di periferia sono quelli dove tutti gli episodi di violenza sono più comuni.

Le persone che hanno insultato l’arbitro (entrambi maggiorenni) sono state sospese per dieci partite uno e per tre mesi l’altro, mentre la Questura ha inflitto un Daspo di tre anni a ciascuno ai due calciatori. La polizia sta intanto indagando per individuare la persona che ha colpito il giovane arbitro.

 

da Cronache di Ordinario Razzismo

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