Salvini vuole più clandestini

“Chi vedeva l’immigrazione come una mangiatoia oggi è a dieta. Molti finti volontari non parteciperanno più a bandi se invece di 35 euro ne porti a casa 19 non ci mangi più. E non ci mangia più né mafia né ‘ndrangheta. Ma rimarranno volontari veri e sono convinto che molte cooperative si daranno alla macchia”.

Un messaggio che quello del titolare del Viminale che di fatto cambia radicalmente l’approccio alla gestione dell’accoglienza da parte del governo. Dopo l’annuncio del ministro, è stato il prefetto Gerarda Pantalone che guida il Dipartimento Libertà civili e immigrazione a spiegare le nuove regole. Il prefetto ha spiegato che queste nuove norme “garantiscono i servizi primari e la dignità della persona secondo le regole europee e tagliano gli sprechi che anche la Corte dei Conti ha stigmatizzato, a cominciare dall’erogazione dei servizi non essenziali ai richiedenti asilo”. L’obiettivo del provvedimento è molto chiaro: non sprecare risorse che arrivano dai contribuenti per integrare immigrati che quasi certamente non resteranno sul nostro territorio. In pochi infatti ottengono lo status di rifugiato. “A tutti verrà garantito vitto, alloggio, kit igienico-sanitario, il pocket money e una scheda telefonica di 5 euro, quanto basta per telefonare a casa e dire alla mamma : sono arrivato”, sottolineano dal Viminale. Infine Salvini ha volunto mandare un messaggio anche ai sindaci affermando che non verranno prese decisioni sulla chiusura dei centri accoglienza senza il loro consenso. Nessuna parola, ancora una volta, su quanti soldi degli italiani vengano dati ai libici per tenere profughi e immigrati nei loro lager luogo di ogni stupro, tortura e assassinio.
Ma in sostanza ora cosa accadrà? Dove saranno tagliati i 35 euro al giorno per l’accoglienza dei richiedenti asilo?
Eliminando i servizi per l’integrazione e l’inclusione sul territorio dei migranti. Per loro solo vitto, alloggio e assistenza sanitaria. Niente scuola di italiano, niente iniziative di vita sociale, niente attività di volontariato, niente avviamento o formazione al lavoro.
Così il ministro dell’Interno, Matteo Salvini intende cambiare l’attuale sistema di accoglienza, garantendo i servizi di integrazione e inclusione solo a chi ha già ottenuto il riconoscimento di rifugiato, cioè una limitatissima minoranza.
Vediamo in primo luogo le cifre proposte per le prossime gare. Per quanto riguarda i Cas ad accoglienza diffusa fino a un massimo di 50 posti la cifra sarà di 21,35 euro, compreso un kit di ingresso per singolo migrante, una scheda telefonica e il pocket money. Per i Cas ad accoglienza collettiva (unico fabbricato) si sale a 26,35 euro fino a 50 posti, e 25,25 fino a 300 posti. Per i centri più grandi, cioè oltre i 300 posti, c’è una divisione della gara in tre lotti, ma poi si fanno comunque delle cifre totali e si torna a scendere, e anche molto: si passa, infatti, dai 20,84 euro per una prima fascia 300-600 euro, fino ai 19,33 euro per la fascia dei megacentri con 1.800-2.400 posti (sono gli enormi Cara come Mineo, Bari o Castelnuovo di Porto). Stranamente sono, invece, molto più alte le cifre per Cpr e Hotspot. Infatti per i primi, i Centri per i rimpatri, si va dai 32,15 euro per quelli fino a 150 posti ai 24,65 di quelli tra 151 e 300 posti. Per i secondi, i cosiddetti Punti di crisi, dove i migranti appena sbarcati dovrebbero restare pochissimi giorni, le cifre sono le più alte, e vanno dai 41,83 euro fino a 50 posti, ai 29,63 euro tra 301 e 600 posti.

Ma cosa viene garantito con queste cifre? Per i centri ad accoglienza diffusa, nei quali i migranti dovranno occuparsi da soli della cucina e delle pulizie, viene prevista la fornitura del cibo, di beni monouso, di utensili per la cottura, di attrezzature e prodotti per la pulizia; c’è poi l’affitto della struttura, il pagamento del personale, il servizio di trasporto, lenzuola e coperte, prodotti per l’igiene personale. Per i centri ad accoglienza collettiva, cambia la tipologia perché è previsto il servizio di preparazione dei pasti, quello di lavanderia, e quello di pulizia. Stesse condizioni per Cpr e Hotspot. Non compare nulla, invece, per quanto riguarda i servizi di integrazione, un tempo previsti anche per i richiedenti asilo ospiti nei Cas e nei Cara. Niente scuola di italiano e altre attività di inclusione sociale. Così i migranti passeranno le giornate a non fare nulla, ed essendo liberi di uscire dai centri (non si tratta di carceri) gireranno per città e paesi che li ospitano, col rischio di finire in mano al lavoro nero, allo sfruttamento o peggio, creando anche occasioni di tensioni con la popolazione locale. Un rischio che sale ovviamente per i grandi centri, quelli che la nuova linea di Salvini sembra privilegiare. Una situazione che i sindaci temono molto, denunciando da giorni le nuove scelte del governo, e che ora vengono confermate dalla cifre e dagli altri contenuti dei nuovi bandi. Senza contare con l’eliminazione dei servizi dei servizi all’integrazione inclusione, si taglieranno molti posti di lavoro di italiani, giovani e specializzati.

Nella nuova tipologia di bando dell’era Salvini, scompare dunque un intero capitolo, intitolato, appunto, ‘Servizi per l’integrazione’. Restano per la tutela delle vulnerabilità, ma molto carenti. Ad esempio lo psicologo e l’assistente sociale in un centro con 300 posti, potranno dedicare solo 30 minuti al mese a ogni persona, praticamente nulla. E peggiora anche l’assistenza sanitaria. Nei centri fino a 50 posti è previsto un infermiere tutti i giorni, e il mediatore linguistico 24 ore a settimana, in quelli tra 150 a 300 posti l’infermiere resta uno, mentre le ore di mediazione linguistica salgono a 48. Evidentemente all’aumento dei posti non c’è un incremento proporzionale dei servizi. E questo è sicuramente un danno per i richiedenti asilo ospiti e un risparmio per i gestori dei grandi centri. Un’ulteriore conferma della scelta a favore di questi ultimi. Grandi centri e nessuna integrazione. Accoglienza che peggiora e sicurezza a rischio.

 

Fonte: Avvenire

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