SANKARA E’ VIVO

Lo assassinarono col piombo più amaro, quello del tradimento prezzolato. Poi fecero di tutto perché se ne perdesse persino la memoria. Fallirono entrambi i loro tristissimi obiettivi.
Thomas Sankara è vivo. Li ha sconfitti ancora una volta. Ha mostrato la loro miseria umana e culturale.
” Prima o poi mi uccideranno. Ne sono ben cosciente. Ma i semi che abbiamo sparso germoglieranno. Le idee non si possono uccidere. Nasceranno in ogni angolo del mondo migliaia e migliaia di donne e uomini a testa alta, liberi e fieri, amanti della libertà, servitori fedeli della giustizia, fratelli e sorelle l’uno dell’altro, senza distinzione di razza o di ricchezza, ribelli ad ogni potere egoista e oppressivo. Migliaia e migliaia di nuovi Sankara verranno. E cambieranno il mondo”.
Sta accadendo, accadrà. Nonostante la ferocia di chi oggi vorrebbe riportare indietro l’orologio della storia delle donne e degli uomini costruendo nuovi muri dell’odio pur di difendere i propri privilegi.
L’ansia di giustizia e libertà cresce, crescerà e ha gambe forti su cui camminare. Quelle delle ultime e degli ultimi della Terra che non si arrenderanno mai e prima o poi riconquisteranno quella che è casa loro e il loro diritto a vivere e sorridere, ad essere felici.
Thomas Sankara per chi lo uccise era il nemico. Il presidente del paese più povero dell’Africa e del mondo intero, di una terra che condensava i peggiori mali del mondo, la malattia, la fame, la miseria, scelse di essere povero tra i poveri. Rifiutò gli aiuti interessati, le nuove catene del debito e della finanza, denunciò colonialismi vecchi e nuovi, lavorò con la sua gente per trasformare una terra arida in un luogo dove finalmente vivere dignitosamente. In quattro soli anni di governo rese evidente che se il paese più povero dell’Africa e del mondo intero poteva farcela a cambiar volto, altrettanto avrebbero potuto fare altre nazioni africane ricche di materie prime e ogni ricchezza. La storia dell’Africa sarebbe stata diversa e con essa quella del mondo intero. Fu il campione dei poveri, degli umiliati, delle donne da sempre offese, degli schiavi pronti a ribellarsi. Fu bandiera della cooperazione tra popoli, dell’aspirazione a un mondo più equo e più giusto, mai più calpestato dalle orde fameliche della guerra, del sogno di un mondo dotato di istituzioni che al centro del loro agire avessero solo l’impellente e irrimandabile bisogno di vita e felicità di tutti.
Chi lo ha ucciso, gli stessi biechi interessi, le stesse destre che oggi si ripresentano sulla scena del mondo dopo appena un penoso e falso cambio d’abito, ne hanno ancor oggi paura. E provano, con le loro carte truccate, a farne un campione per le loro bieche e sudicie bandiere. Ne vorrebbero fare un campione del loro sovranismo idiota e dei loro deliri nazionalistici. Squallore puro.
Nessuno come Sankara conosceva l’arbitrio odioso dei confini. L’Africa aveva pagato e paga un prezzo infinito di sangue a quei tratti imposti da alcuni sulla terra delle donne e degli uomini. E la sua patria, l’unica sua vera patria, erano proprio loro. Le donne e gli uomini da sempre calpestati dall’avidità assassina di poteri vecchi e nuovi.
La mia unica patria. La patria dei nuovi Sankara.

 

silvestro montanaro

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3 Responses

  1. Oggi é stata posta la prima pietra del memoriale dedicato al leader Burkinabe, la statua di cinque metri verrà costruita al Conseil de l’Entente, il luogo in cui fu assassinato. Qui il mio reportage realizzato per il 30esimo.
    http://www.pierluigicolombini.com/thomas-sankara

  2. donatella ha detto:

    in questo momento penso che il silenzio possa funzionare più della rabbia… di parole è pieno il mondo intero e dicono tutto ed il contrario di tutto… gettando confusione… adesso è il momento di lasciare che il silenzio possa permettere alla gente di riflettere e di cercare nuovi modi per sopravvivere ed incontrare gli altri. C’è troppo chiasso, e la nostra anima ha bisogno invece di mettersi in ascolto di quella voce profonda che grida, da sotto le macerie del nostro egoismo, il suo desiderio di umanità

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