Sanremo, le donne e Junior Cally. Un’infinita tristezza….

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25 gennaio u.s, La Stampa: 

“Una valanga di critiche, uno tsunami impossibile da placare. Accuse di sessismo e addirittura di incitamento al femminicidio. Urla social, petizioni, grida di censura. Una sorta di isteria collettiva che è andata decisamente oltre. Dopo giorni e giorni di polemiche, finalmente, arriva la risposta di Junior Cally, che pubblica una serie di storie su Instagram. Messaggi scritti su uno sfondo nero. Poche parole, ma precise.”

Sembra la dichiarazione di un fan club, ma è in effetti quel che pubblica un quotidiano a tiratura nazionale, deciso a rimettere al loro posto “politici, opinionisti, femministe, tuttologi del web (e non solo)” ovviamente ignoranti di cosa sia il rap e presi da insopportabile “isteria collettiva” – manco fossimo a Salem nel 1692.

Finalmente, LUI, SUA ALTEZZA (“Il Principe – Meglio essere temuto che amato”, titolo del suo parto letterario) con poche e precise parole chiude autorevolmente ogni polemica:

1. – “Quello che accade è che moltissime persone si sono sentite offese da alcuni testi da me composti in passato e dalle immagini che li hanno accompagnati. Ho provato a spiegare che era un altro periodo della mia vita e che il rap ha un linguaggio descrittivo nel bene e nel male e rappresenta la cruda realtà come fosse un film.”

Cioè “voglio la botte piena e la moglie ubriaca”, perché delle due l’una: o le parole e le immagini contestate sono meramente il linguaggio del rap che descrive la “cruda realtà” e devono essere accettate per tali, o sono il frutto di un periodo anteriore da cui il loro autore si dissocia. Inoltre: gli strumenti artistici non definiscono la direzione del contenuto di un’opera. Un film può raccontare il medesimo episodio guardandolo da diversissimi punti di vista (politico, sociale, personale, ecc.) e fornendo su di esso le più disparate opinioni. Persino la scelta delle angolature di ripresa può suggerire glorificazione o condanna e persino un documentario non può essere totalmente neutro.

A dire cos’è il rap non è il contenuto, ma la forma: parlato ritmico e rime, la cui struttura metrica è enfatizzata, che si accordano al battito della musica di accompagnamento. Ovviamente ha una storia, se ne possono tracciare origini africane abbastanza antiche, e per un certo periodo (anni ’80/’90, ora meno) ha rivestito un’importanza particolare per la comunità marginalizzata afroamericana – soprattutto per gli uomini di detta comunità – e questo ha fatto sì che determinati contenuti fossero ripetuti e prevalenti. 

Ciò detto, di rapper donne ce n’è una marea e di questa marea un’alta ondata è stata ed è femminista, dalla pioniera MC Lyte a Yo-Yo (denuncia del sessismo nell’ambiente musicale), da Ana Tijoux

– https://lunanuvola.wordpress.com/2015/06/03/antipatriarca/ – 

a Malka Red (inni per locali gay, pezzi sull’empowerment femminile, satira dei ruoli di genere), eccetera. La “cruda realtà” queste donne la raccontano con lo stesso tipo di musica, ma con risultati assai differenti, il che azzera l’argomentazione del Principe.

2. – “Trovo insopportabile la sola idea della violenza contro le donne, in ogni sua forma. Mia mamma Flora è la persona più importante della mia vita e da qualche mese c’è Valentina al mio fianco: siamo complici, amici, ci amiamo e ci rispettiamo. Questa è la mia vita e questo spero sarà il mio Sanremo.”

Amadeus ha subito apprezzato: non aveva dubbi sul pensiero del rapper, ha detto, e si capisce perché è in pratica il pensiero suo ringiovanito di un trentennio. A “provare” che tu rigetti la violenza di genere, quando hai meno di trent’anni, è il fatto che ami la tua mamma e la tua compagna; quando vai per i 58 a testimoniare per te sono mamma, moglie e figlia. L’idea è talmente peregrina che avrei voglia di compilare una lista di assassini / stupratori / picchiatori che hanno detto le stesse cose, ma penso che i compiti l’autrice sdraiata a tappeto dell’articolo sunnominato debba farli da sola. Mi limito a girarle le “poche e precise parole” della senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione Femminicidio: “Dal rapper Junior Cally sono arrivate parole di circostanza, del tutto insufficienti. Da Sanremo, dopo ciò che è accaduto a partire dalla indimenticabile conferenza stampa di presentazione, serve una risposta chiara e coraggiosa. Dai vertici Rai, azienda di servizio pubblico, così come da Amadeus, che ha detto di apprezzare la nota del rapper, servono gesti concreti. Altrimenti verrà sdoganata l’idea che sulle donne e sulla violenza di genere si possa pensare o peggio dire qualunque cosa purché pronti subito dopo a dirsi dispiaciuti o a rivendicare licenze artistiche“. 

Maria G. Di Rienzo, LUNANUVOLA BLOG

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