Se tuo figlio è stato rimandato…

Posteggio la moto nel cortiletto del liceo. E tutte le volte che lo faccio, la girl mi dice: “Non si può, lo vedi cosa c’è scritto? Riservato al Colombo”.

E tutte le volte le rispondo che ho chiesto ai bidelli e mi hanno risposto che posso. Ma lei continua. Ha paura della sua ombra, quella😳.

Comunque, scendiamo, metto i caschi dentro alla sella e n bauletto, mentre continua a brontolare. Ha paura costantemente che le faccia fare delle figuracce. Che abbia ragione?😂

Oggi io e la mia girl rimandata abbiamo incontrato la prof di greco. Alla fine dell’anno le ho chiesto se, insieme a quella di latino, potessimo fare un incontro per cercare di non far fallire la rimandatura, visto che l’esame di settembre, è stato fine a se stesso, non c’è mai stato un vero recupero.

La girl non si era nemmeno portata un quaderno e la penna per scrivere😳. Prima di entrare le ho dato la mia agenda e le ho detto: “Almeno fai finta di essere interessata”.

Così ci siamo sedute, noi tre in biblioteca. La prof di latino era impegnata negli esami e ha lasciato mandato.

Il liceo era vuoto, non un’anima viva. Mi sono chiesta perché non faccio come tutti gli altri genitori e lascio andare le cose, perché insisto. Questa mania di capire, andare a fondo, non accontentarmi della promozione a settembre se poi il problema rimane.

Forse perché non posso far prendere alla girl milioni di ripetizioni o assoldare qualcuno che se ne occupi e così mi sembra di poterla aiutare un po’. Forse, perché, nonostante tutto credo e continuo a sperare che il connubio genitori-insegnanti possa vincere sul resto.

Comunque, seduta a quella cattedra, mi sentivo tanto una scolara anch’io. Un po’ sotto esame.

Il rischio lo sappiamo qual è, quando loro falliscono a noi crolla la terra sotto ai piedi e ci sentiamo responsabili. Così, allo stesso modo i loro successi sono i nostri, la loro vita diventa la nostra confondendo aspettative ed emozioni. Se sono performativi crediamo di aver assolto il nostro compito al meglio. Ma non sempre è così.

I ragazzi falliscono, hanno idee proprie, per fortuna, caratteristiche che non ci corrispondono. A volte i successi sono solo successi, e va bene, altre sono disfatte dal punto di vista emotivo e creano persone infelici. Non si può mettere a posto tutto.

Comunque la prof. si è rivolta alla girl e le ha chiesto: “Allora cosa hai pensato?”.
Così, le ho lasciate parlare, il loro linguaggio era quasi intimo. Lei sapeva bene cosa dire, quali erano le mancanze, raccontare le fatiche e le preoccupazioni. Mi sono sentita di troppo, ma c’ero e ho ascoltato. Però ho pensato: io non c’entro più. È arrivato il momento di lasciare andare. Se la caverà.

La prof ha fatto un discorso importante, le ha detto:” A volte, quando chiacchieri ho la sensazione che tu non riesca a stare nel presente, devi concederti di esserci“.

Avevo gli occhi lucidi e la bocca spalancata.

Poi ha aggiunto: “Tu e anche gli altri lavorate sempre per l’emergenza, e questo serve lì per lì, ma non funziona mai. Devi ragionare sulla lunga percorrenza, non sarà facile e magari all’inizio non saprai tutto e non prenderei voti stratosferici, ma resterà, quel sapere resterà“.

Se non fosse stata la prof di greco, con la sua giacchetta sulle spalle, sarei saltata sulla cattedra e l’avrei sbaciucchiata. Ma lei conosceva quelle lettere antiche e io ero solo una madre di una sua alunna, però, l’avrei sbaciucchiata e basta. Così, per farle capire che eravamo dalla stessa parte.

La girl annuiva e spiegava alla prof come si sentiva. Mi sembrava un’adulta. Ascoltava i suoi consigli, annotava (sulla mia agenda😂)
poi ha detto:” Il mio problema è il controllo. Studio tutto e tanto e poi mi perdo”.

E la capivo.

Il problema nostro è il controllo. Femminile intendo. Quello maschile è spesso su di noi. Noi sulle esperienze. Pensiamo di farcela. Pensiamo di poter scalare montagne e lo facciamo, se non che, alla fine, ci accorgiamo che abbiamo scalato la montagna sbagliata! Controlliamo i figli e la vita, a volte. Mettiamo paletti e diamo indicazioni, pure a noi stesse. Se faccio così non sbaglierò…se riesco a fare tutto, la madre, la carriera, la moglie, gli altri intorno a me saranno felici e io pure.Invece, alla fine, magari, nessuno lo è, anche se ci illudiamo che sia così. Perché la verità vera è che niente è davvero controllabile.

La prof, fuori dalla porta, ha dato un bacino alla girl, e poi ha detto:”Anche alla mamma”. E io l’ ho stretta un po’, chissà se l’ha sentito che le ero grata.

Siamo usciti di lì con il programma sottobraccio e delle consapevolezze.
“Ha fatto un discorso importante” ho detto alla mia ragazza.
“Lo so”.
“Devi permetterti di esserci nonostante il dolore che senti e la paura di non farcela. Non tutto dipende da te, ma molto sì. Dai le responsabilità che senti di dover dare, poi procedi”.

Ha annuito e mi ha sorriso. E lo so cosa si chiedeva. Come fa un figlio a crescere sicuro di sé, se uno dei genitori continua a dirgli che sbaglia? Come fa un figlio a elaborare la sofferenza se non trovando strumenti di guarigione come, nel suo caso, assentarsi dal mondo? Non ci sono, non sento.

Alcuni adolescenti si tagliano, altri perdono i capelli, altri sono soli, incapaci di instaurare relazioni, altri affidano agli amici se stessi, altri fanno finta di niente e pagheranno in futuro.

Perché non è la promozione, i voti ottimi o pessimi a dirci se sono felici oppure no.

La sofferenza, soprattutto, la nostra, la percepiscono, la vivono, la sentono, c’è ed esiste e non possiamo fare finta che non sia così.

Possiamo però legittimarla e metterci mano. Insegnare ai nostri figli che possono farne qualcosa di buono.

Certo, se continuiamo a stare male, ad esempio, dentro a rapporti di coppia disastrosi o a vite insoddisfatte, mantenendo “la facciata sociale”, cosa credete impareranno? Che la sofferenza va celata. E troveranno modi per sopravvivere.

Credo sia questo a fare la differenza. Non negare ma affrontare.

Ed è inutile che gli proponiamo soluzioni, gli semplifichiamo la strada e come dice la prof di greco, quella donnina fuori dal tempo, funzionerà lì per lì, ma non servirà a lungo termine.

Quando siamo uscite da scuola e siamo arrivate nel parcheggio le ho detto: “Hai visto? La moto è qui e nessuno mi ha sgridato”.

Non lo avessi mai fatto! Ha continuato a sbrodolarmi la verità sui cartelli di divieto e sulla vita per tutto il percorso fino a casa. O meglio verso alcuni negozi, visto che ha voluto cambiare tutti e dico tutti, i regalini che io e sua sorella le abbiamo fatto🤦🏻‍♀️.

La amo. Cosa vi devo dire. Ci vuole molta molta pazienza. Ma lo sapete!

Amo persino le sue storture. E sarò matta, ma, ogni tanto penso, meno male che ci sono. Le storture, intendo.

Finché le vedo, me ne accorgo (impossibile non farlo 😂) so che le cose stanno procedendo.

Ciò che è celato dietro alla prestazione, alla “ricerca di perfezione” è garanzia di infelicità, ciò che si vede, imperfetto, storto, così e così, è affrontabile. Sempre.

Ciò che si vede sono i nostri figli. Il resto è ciò che ci raccontiamo per star tranquilli.

Penny

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