SIAMO NOI, NON IL MARE, AD UCCIDERE I MIGRANTI

“ Aicha aveva solo venti anni ed era bella come il sole. Aveva la pelle scura come la notte e, quando sorrideva, credo che illuminasse ogni possibile buio. Aveva tanti sogni nel cuore. Sicuramente aiutare i suoi fratellini. Ne aveva tre, piccoli piccoli. Dei visetti bambini che sorridono da una foto oramai sbiadita che aveva in una tasca del suo vestito coloratissimo. Ora è qui…Sotto un manto di terra che spero la faccia sentire, almeno ora, al sicuro. Che cosa assurda morire a 20 anni…”.

Chamseddine Marzoug mi mostra un tumulo, uno delle centinaia che ha eretto per i tanti, troppi, corpi che ha recuperato, senza vita, mentre era in giro con la sua barca. Sotto quel mucchietto di povera terra, una vita, dei sogni, una speranza e un nome. Aicha non è il vero nome di quella povera ragazza annegata mentre cercava di raggiungere un po’ di futuro.

“ Non aveva documenti con se. E mi sembrava davvero orribile seppellirla senza che avesse un nome. Faccio così con tutti loro. Voglio ricordarli uno ad uno. Devono avere un nome. Almeno questo. Non possono essere solo numeri. Ci sono già troppi per i quali questa povera gente è solo numeri. E la pietà sembra morire per sempre”.

Marzoug ne ha sepolti più di 400 e a tutti ha dato un nome. I nomi aiutano a ricordare. Ed è umano ricordare, immaginare vite e ambizioni, i piccoli grandi sogni delle tante vittime della moderna tragedia che ha trasformato il Mediterraneo in un mare di morte.

“ Non è colpa del mare. Il mare è generoso, ci nutre, unisce i modi. Il mare non ha confini. La stupidità degli uomini, la fame ingiusta dei potenti, ha voluto i confini e li ha resi più importanti delle donne e degli uomini. Sono i confini ad uccidere, a condannare alla disperazione e alla più orrenda delle morti la povera gente. Aicha aveva il diritto di sognare e di vivere. Non l’ha uccisa il mare, ma tutti noi, la ferocia del mondo che abbiamo costruito, che costringe tanti a rischiare la vita per l’interesse di pochi. Che colpa aveva Samir? Dimmelo! Se l’avessi visto. Un ragazzino di dieci anni. E’ seppellito lì, vedi? Aveva le gambe lunghe lunghe. Doveva correre come il vento. Li hai mai visti i ragazzini correre? E una festa con le loro urla che colorano il cielo. Samir non lo farà più…Perché? Perché? Me lo chiedo sempre. E non lo trovo mai un perché sufficiente a spiegare la morte di un ragazzino. Le politiche dell’immigrazione ? Il rispetto dei confini? Ma che dite? Solo l’ingiustizia più cieca e crudele può condannare a morte un essere umano”.

Marzoug ha chiesto alle autorità del suo paese altra terra. Il suo cimitero è destinato ad allargarsi.

“ Vi prego, facciamo in modo che non sia così. Deve esserci un’altra via, un altro modo di fare i conti con la disperazione di questa povera gente. Non possiamo condannarli a morte solo perché alcuni tra noi hanno rubato loro ogni speranza. Questo cimitero non deve crescere. Qui è seppellita la dignità di tutti noi”

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